Lo ha affermato la presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Catanzaro, nel suo intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario
"L'Avvocatura, nel riaffermare con determinazione il rispetto più alto per la magistratura e per la sua indipendenza, non invoca rotture, ma chiarezza. Sappiamo che all'interno della stessa avvocatura vi sono voci dissonanti: chi sostiene il sì e chi ritiene preferibile il no. Così come conosciamo e rispettiamo le preoccupazioni manifestate da autorevoli componenti della Magistratura. Ma proprio perché ci muoviamo in un tempo che reclama rigore istituzionale e dialogo leale, sentiamo il dovere di non sottrarci al confronto". Lo ha detto la presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Catanzaro Vincenza Matacera, nel suo intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario.
La separazione, ha sostenuto, "non è un attacco al potere giudiziario. È, piuttosto, una richiesta di coerenza costituzionale e di piena attuazione del principio del giusto processo sancito dall'art. 111 della Carta. In un processo equo, giudice, pubblico ministero e difensore devono agire da posizioni distinte, visibilmente autonome, in un equilibrio che dia forma reale alla terzietà. Sostenere questa riforma non significa indebolire il ruolo del Pm, ma rafforzarne la specificità. Non è un passo indietro, ma un passo avanti verso una giustizia più trasparente, più credibile, più vicina alla percezione di imparzialità che i cittadini legittimamente si attendono".
Matacera ha anche affrontato il tema del processo telematico che, ha detto, "ha mostrato nel nostro Distretto e in molte altre sedi italiane tutti i suoi limiti: blocchi di sistema, depositi non andati a buon fine, atti 'scomparsi', difficoltà d'accesso ai fascicoli. Non è accettabile che simili disfunzioni ricadano sui difensori o compromettano i diritti delle parti. Non è accettabile che il diritto alla difesa venga subordinato alla buona sorte informatica. La giustizia non può restare ostaggio di un click che non funziona".
Infine, la presidente del Coa ha parlato anche del "grave episodio di irregolarità nella gestione di fondi dell'Ordine, riconducibile a chi rivestiva un ruolo fiduciario. Eppure, anche da una ferita così dolorosa può nascere un'occasione. Non per dimenticare, ma per riaffermare con ancora più forza chi siamo e cosa vogliamo essere. L'Ordine ha agito con tempestività e fermezza, perché il silenzio, in questi casi, non è mai neutro. Ha scelto la strada della trasparenza e del rispetto delle regole, senza esitazioni. Ma oggi più che mai, oltre agli atti amministrativi e ai percorsi giudiziari, ciò che serve è uno slancio collettivo di appartenenza".
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