Puntillo respinge le accuse, fiducia nella magistratura e richiesta di dissequestro per far ripartire le attività
Dopo il sequestro delle sedi del Centro Antiviolenza Margherita e le indagini della Procura, il caso del presunto rapimento della dottoressa Tiziana Iaria continua a far discutere. Ai microfoni di Reggio TV, il marito Joe Puntillo respinge ogni accusa, conferma la veridicità del sequestro e difende con decisione l’operato del Centro, attivo da 25 anni nel contrasto alla violenza di genere.
Nell’intervista esclusiva rilasciata alla giornalista Emilia Condarelli, il signor Puntillo, ribadisce con fermezza che il rapimento della moglie è stato reale e che l’operato del Centro è sempre stato legittimo e trasparente.
Secondo quanto dichiarato, il Centro Antiviolenza Margherita opera da 25 anni nel contrasto alla violenza di genere, è un ente regolarmente riconosciuto, composto da professionisti iscritti ai rispettivi albi e attivo in collaborazione con le istituzioni. Le accuse di esercizio abusivo della professione vengono respinte come infondate.
La dottoressa Iaria, presidente del Centro, ha presentato dimissioni cautelative, non come ammissione di colpa ma per tutelare l’ente, i volontari e consentire verifiche serene da parte della magistratura. Il direttivo sottolinea che colpire il Centro prima dell’accertamento dei fatti rappresenta un grave danno sociale, interrompendo percorsi di protezione e rieducazione per donne e famiglie in difficoltà.
Puntillo denuncia una delegittimazione mediatica e ribadisce il rispetto per la magistratura, richiamando però i principi di presunzione di innocenza e distinzione tra responsabilità individuali e ruolo pubblico dell’ente. Le testimonianze alla base dell’indagine, secondo lui, saranno chiarite nelle sedi giudiziarie.
Viene inoltre smentita l’ipotesi che la vicenda sia nata da una lite familiare: Puntillo attribuisce tali affermazioni a una persona ritenuta non attendibile, che in passato era stata aiutata e accolta dalla famiglia. Infine, chiede il dissequestro degli spazi — di proprietà dell’Associazione San Camillo Onlus — per consentire la ripresa delle attività del Centro.
La conclusione è improntata alla fiducia nella magistratura e alla convinzione che il Centro Antiviolenza Margherita, definito un “fiore all’occhiello” del territorio, uscirà rafforzato da questa vicenda.