Dopo il sequestro del Centro antiviolenza “Margherita”, affida ai social uno sfogo personale
Indagata per false informazioni al pubblico ministero, simulazione di reato, calunnia ed esercizio abusivo della professione di psicologa, Tiziana Iaria affida a Facebook la propria replica dopo il sequestro preventivo dell’associazione “Odv Centro Antiviolenza Margherita” e degli immobili utilizzati per le attività del centro.
Nel post, la donna rivendica il proprio percorso professionale e respinge l’idea che il counseling sia una scelta di ripiego.
«Essere counselor professionista, per me, non è un ripiego. È una scelta. Pur avendo una formazione e titoli nell’ambito della psicologia, ho scelto consapevolmente di portare il mio lavoro nel counseling e nel centro di ascolto. Non per mancanza, ma per coerenza», scrive.
Secondo Iaria, chi si rivolge a un centro di ascolto non cerca diagnosi ma ascolto qualificato: «Chi arriva in questi luoghi non chiede di essere studiato: chiede di essere ascoltato. E l’ascolto, se è serio, è una competenza professionale, non un gesto spontaneo».
Nel lungo intervento social, la donna definisce il counseling «il primo spazio di tutela», sottolineando come «non tutto il disagio è patologia e non ogni sofferenza va medicalizzata», un confine che richiede «formazione psicologica, lucidità e soprattutto responsabilità».
«Scegliere il counseling significa stare nel confine: accompagnare senza invadere, chiarire senza dirigere, sostenere senza sostituirsi. Prima di ogni cura serve un ascolto competente», conclude il post, firmato Dott.ssa Tiziana Iaria.