Il Comitato sottolinea la necessità di valutare attentamente i rischi idrogeologici e ambientali prima di procedere
La recente frana che ha interessato il territorio di Bagnara e Favazzina ha riacceso i riflettori sulla fragilità del suolo della Costa Viola e sulle criticità del progetto EDISON per la costruzione di una centrale idroelettrica. A intervenire sono stati Paolo Barone e Rosalba Marotta, del Comitato Tutela della Costa Viola, ai microfoni di ReggioTv.
«Questa frana è la dimostrazione, qualora ce ne fosse stato bisogno, che questo è un terreno fragile – ha dichiarato Paolo Barone –. Pensare di costruire e scavare in queste zone sarebbe una follia. Il progetto EDISON presenta criticità significative, dall’impatto ambientale sulla parte a mare della centrale alle gallerie che andrebbero scavate sulle montagne franose».
Rosalba Marotta ha aggiunto: «Questo progetto viola qualsiasi principio di tutela ambientale. Quando abbiamo scoperto che nel 2023 Edison aveva chiesto la valutazione di impatto ambientale al Ministero, siamo rimasti sconvolti. Un’opera come questa richiederebbe il coinvolgimento della popolazione e una massima partecipazione pubblica, considerando che va a insistere su un territorio pluriprotetto».
Il progetto prevede la realizzazione di due bacini: uno a mare con la creazione di una grande vasca di circa cinque metri di altezza, e un altro nel Piano di Melia con acqua salata. Inoltre, le gallerie necessarie comporterebbero l’uso di esplosivi nelle montagne. La zona interessata comprende due aree di protezione speciale e un’altra di conservazione, tra cui i fondali di Scilla, luoghi di interesse comunitario tutelati dall’Unione Europea.
Il Comitato sottolinea la necessità di valutare attentamente i rischi idrogeologici e ambientali prima di procedere, evidenziando come l’opera potrebbe avere effetti irreversibili su un territorio già fragile e di alto valore naturalistico.