Mons. Morrone ha sottolineato il tema del “cambiamento sempre possibile” per ciascun individuo
La Direzione degli Istituti Penitenziari “Giuseppe Panzera” di Reggio Calabria ha aderito al progetto dell’olivo bianco, conosciuto anche come Leucocarpa o Leucolea. Si tratta di una specie di olivo molto antica, originaria dell’Oriente, attualmente a rischio di estinzione, che sopravvive soprattutto in Calabria e che si distingue per i suoi frutti bianchi. Prima dell’invaiatura, le olive appaiono verdi, ma successivamente l’esocarpo non si pigmenta, mantenendo un candore unico. Proprio per questo colore, simbolo di purezza, e per il suo impiego nella produzione di olio per fini religiosi, la pianta è denominata anche “Olivo della Madonna”.
Nel plesso penitenziario “Arghillà” il progetto è stato avviato l’11 febbraio 2026 con una cerimonia intensa e suggestiva, alla quale hanno partecipato attivamente i detenuti. L’evento si è articolato in due momenti:
Il primo si è svolto all’interno della Cappella dell’Istituto, intitolata a “Maria, Madre della Speranza”, con la Liturgia della Parola celebrata da S.E. Rev.ma l’Arcivescovo Metropolita della Diocesi Reggio Calabria-Bova, Mons. Fortunato Morrone, che ha benedetto una pianta di questo speciale olivo.
Il secondo momento si è tenuto nell’area verde adiacente alla Cappella, dove i detenuti impegnati nella cura del verde hanno messo a dimora la pianta, alla presenza dell’Arcivescovo, del Direttore degli Istituti Penitenziari, Rosario Tortorella, della Prof.ssa Anna Maria Rotella per l’ArcheoClub, del Cappellano Padre Carlo Cuccomarino Protopapa, dei funzionari giuridico-pedagogici Federico Lorenzo e Domenico Speranza e della Polizia Penitenziaria guidata dal Comandante 1° dirigente Sergio Bruno.
Mons. Morrone ha sottolineato il tema del “cambiamento sempre possibile” per ciascun individuo: così come l’olivo passa dal verde al bianco, anche chi ha commesso errori può riscattarsi e riprendere il controllo della propria vita.
Il Direttore Tortorella ha evidenziato la valenza simbolica dell’iniziativa: “L’olivo è segno di pace, riconciliazione e rinascita. Questa simbologia assume un significato speciale per il carcere, che spesso viene percepito come un luogo oscuro e separato dalla società. In realtà, con il contributo della comunità, può diventare un luogo di rieducazione, recupero e rinascita. L’Amministrazione penitenziaria e la società tutta devono collaborare per garantire la finalità rieducativa della pena, assicurando così un futuro migliore non solo a chi ha pagato il suo conto con la giustizia, ma a tutta la collettività.”
La Direzione degli Istituti “G. Panzera” auspica che nel carcere di Arghillà possa nascere una vera e propria coltivazione di olivo bianco, così che i detenuti possano apprendere la sua cura, riproduzione e piantumazione nei pressi delle chiese calabresi, e persino produrre un “olio di speranza” da destinare alle celebrazioni religiose.