Un passaggio centrale della nota riguarda inoltre il futuro dell’immobile
Torna al centro del dibattito cittadino la vicenda dell’immobile comunale noto come “Girasole”. Dopo lo sgombero disposto nei giorni scorsi, il movimento La Strada interviene con una nota firmata dal direttore culturale Fabio Domenico Palumbo, contestando l’impostazione politica data all’operazione e chiedendo un cambio di visione sulla gestione dei beni collettivi.
Secondo La Strada, lo sgombero non rappresenta una reale restituzione del patrimonio pubblico al “decoro urbano” e alla sicurezza. Pur riconoscendo la necessità di accertare eventuali infrazioni e di ripristinare le condizioni igienico-sanitarie e di agibilità dell’immobile – compromesse da quasi trent’anni di incuria – il movimento sottolinea come le cause del degrado vadano ben oltre la presenza di persone indigenti all’interno della struttura.
Micro-discariche, atti vandalici, erbacce e cespugli mai rimossi sono, per La Strada, il risultato non solo di comportamenti individuali scorretti, ma anche della negligenza dell’amministrazione nella tutela e manutenzione del bene pubblico. Un abbandono prolungato che, secondo il movimento, ha inevitabilmente esposto l’immobile alla fatiscenza.
La Strada ricorda di aver attenzionato il Girasole già da sei anni, attraverso sopralluoghi documentati con video pubblicati sul proprio canale YouTube. L’obiettivo dichiarato era ed è quello di promuovere un processo di rigenerazione urbana capace di restituire alla cittadinanza spazi dimenticati e inutilizzati.
Nel comunicato si critica quella che viene definita “retorica securitaria del decoro”, accusata di trasformare il tema della marginalità sociale in una questione esclusivamente di ordine pubblico. “Le politiche securitarie del decoro – si legge – criminalizzano la povertà, l’emarginazione sociale e il disagio abitativo, riducendoli a un problema di sicurezza senza rimuoverne le cause economiche e sociali”.
Per il movimento, parlare di decoro urbano senza considerare il contesto di marginalità in cui maturano certe situazioni significa adottare una visione distorta della legalità, che rischia di tradursi in mero legalismo, mettendo da parte l’idea di giustizia sociale. “Indecorosa non è la condizione di chi è misero – si afferma – ma un sistema che non si è preso cura di quella miseria”.
Un passaggio centrale della nota riguarda inoltre il futuro dell’immobile. In questi anni, il Girasole è stato più volte indicato tra i beni che il Comune, non riuscendo a valorizzare, potrebbe cedere ai privati. Una prospettiva che La Strada respinge con forza: “Per rendere fruibile uno spazio pubblico la soluzione è affidarlo ai privati? Non è quello che crediamo e non è quello che dovrebbe caratterizzare un’amministrazione di centro-sinistra”.
Il movimento propone invece un percorso pubblico e partecipato di rigenerazione urbana, che coinvolga cittadinanza, associazioni e reti sociali del territorio, con l’obiettivo di mantenere il Girasole bene collettivo e destinarlo a finalità di reale utilità pubblica.
“Rendere la città a misura di tutte e tutti, anche degli ultimi, questo sarebbe davvero decoroso. Restituire i beni collettivi alla cittadinanza e non venderli ai privati, questo sarebbe davvero di sinistra”, conclude la nota firmata da Fabio Domenico Palumbo.