Garanti regionali nel limbo, tra mandati che terminano e poltrone che resistono

Autore Grazia Candido | ven, 20 mar 2026 09:00 | Garanti-Regionali Incarichi Mandati Sistema

Sistema disomogeneo: alcuni decadono con la legislatura, altri restano in carica


In Calabria il ruolo dei garanti, figure chiamate a tutelare diritti sensibili come quelli dell’infanzia, della salute o delle persone fragili, continua a essere segnato da una disciplina poco uniforme. A seconda dell’ambito, infatti, cambiano durata dell’incarico, modalità di nomina e persino le condizioni di permanenza in carica.

Per alcune figure è previsto che il mandato si interrompa insieme alla fine della legislatura regionale, mentre per altre la durata resta fissata in cinque anni, indipendentemente dagli equilibri politici. Una differenza che, nel tempo, ha generato situazioni paradossali e difficili da gestire, soprattutto nelle fasi di transizione istituzionale.

Negli ultimi mesi, la questione è tornata al centro del dibattito, anche a seguito della pubblicazione degli elenchi dei candidati per alcune di queste posizioni. Il Consiglio regionale è chiamato ora a procedere con le nomine, ma il contesto normativo frammentato continua a sollevare interrogativi.

Proprio in questa fase emergono anche i casi dei garanti uscenti Antonio Marziale e Anna Maria Stanganelli che hanno contribuito a riportare l’attenzione sulle criticità del sistema. Entrambi avevano manifestato la disponibilità a proseguire il proprio incarico, ma si sono confrontati con regole non del tutto allineate. Per il garante dell’infanzia, la normativa appare più chiara nel limitare la possibilità di un terzo mandato, rendendo di fatto difficile una riconferma. Diverso il caso della garante della salute, dove le disposizioni lasciano spazio a interpretazioni e, quindi, a possibili letture divergenti sulla rinnovabilità dell’incarico.

Uno dei nodi principali riguarda la possibilità di rinnovo degli incarichi. In alcuni casi la normativa appare chiara nel limitare la rielezione, mentre in altri lascia spazio a interpretazioni. Questo ha alimentato discussioni sia sul piano giuridico sia su quello politico, con il rischio di contenziosi o decisioni contestate.

A complicare ulteriormente il quadro, c’è l’assenza di un intervento organico di revisione. Negli anni, sono state avanzate proposte per uniformare durata e regole dei mandati, ma nessuna ha completato il proprio iter. Il risultato è un sistema che continua a funzionare con norme stratificate e non sempre coerenti tra loro.

Nel frattempo, alcune posizioni restano vacanti o in fase di rinnovo, con inevitabili ripercussioni sull’efficacia delle attività di tutela. Figure che dovrebbero operare in modo indipendente rischiano così di essere influenzate, almeno indirettamente, dai tempi e dalle dinamiche della politica.

Il tema, dunque, non è solo tecnico ma anche istituzionale: garantire stabilità e chiarezza a questi ruoli significa rafforzare la credibilità degli strumenti di tutela dei cittadini. Senza una riforma complessiva, però, il rischio è che le stesse criticità si ripresentino ciclicamente, lasciando irrisolte le ambiguità che oggi emergono con sempre maggiore evidenza.


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