Villa San Giovanni. Debito fuori bilancio, Siclari attacca: “Non è il numero, ma come ci si è arrivati”

Autore Redazione Web | gio, 02 apr 2026 11:01 | Villa-San-Giovanni Siclari

Nel mirino anche la gestione politica e amministrativa della vicenda

Non è una questione di cifre, ma di responsabilità e gestione. È questa la linea tracciata dal consigliere comunale di minoranza Daniele Siclari, presidente della Commissione Bilancio, nella replica al gruppo “Città in Movimento” sul caso del debito fuori bilancio.

Secondo Siclari, ridurre tutto a un dato numerico, circa 93 mila euro, rappresenta “un tentativo evidente di semplificare il problema. E soprattutto di evitarlo”. Il punto centrale, infatti, non sarebbe l’importo riconosciuto, ma il percorso che ha portato alla formazione del debito.

Dagli atti, sottolinea il consigliere, emergerebbero elementi chiari: una parte delle fatture per l’energia elettrica non sarebbe stata pagata per mancanza di copertura in bilancio, situazione che avrebbe condotto a un decreto ingiuntivo e a un atto di precetto per oltre 600 mila euro. Da qui, la necessità di una transazione per evitare ulteriori aggravi economici per l’Ente.

“Se una spesa è certa, allora deve essere programmata e coperta. Se non lo è stata, il problema non è tecnico, ma gestionale”, evidenzia Siclari, richiamando anche quanto ammesso dalla stessa maggioranza in merito all’“incapienza del capitolo”.

Il riferimento normativo citato è l’articolo 191 del Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000), che impone l’obbligo di copertura finanziaria preventiva per ogni spesa. Proprio dalla mancata applicazione di questo principio, secondo il consigliere, deriverebbe il debito fuori bilancio oggi riconosciuto.

Nel mirino anche la gestione politica e amministrativa della vicenda. Il dissesto finanziario dell’Ente, osserva Siclari, “impone rigore, non deroghe” e non può giustificare eventuali mancanze nella programmazione.

Quanto alla transazione, definita dalla maggioranza una scelta “prudente”, Siclari non nega che possa aver limitato i danni, ma sottolinea come essa sia arrivata solo dopo un contenzioso, un atto di precetto e un accumulo di costi che hanno comunque generato un aggravio per le casse comunali.

Critiche anche sulle modalità di convocazione del Consiglio. La proposta di deliberazione, infatti, sarebbe stata trasmessa ai consiglieri tramite PEC il 25 marzo 2026 alle ore 14:44, a ridosso della seduta. Una tempistica che, pur rispettando formalmente i termini regolamentari, avrebbe compresso il tempo necessario per analizzare atti complessi.

“Non c’è stato un confronto serio in Consiglio”, afferma Siclari, evidenziando come la seduta si sia chiusa in pochi minuti, senza dibattito né contraddittorio.

Tre, in sintesi, i punti che il consigliere ritiene non contestabili: il debito nasce da una gestione che ha violato principi fondamentali della contabilità pubblica; ai consiglieri non è stato garantito un tempo adeguato per l’esame degli atti; il Consiglio comunale non ha discusso.

Siclari annuncia infine che continuerà a chiedere chiarezza su gestione delle spese, responsabilità amministrative, costi sostenuti e modalità che hanno portato alla situazione attuale.

“Perché i cittadini hanno diritto di sapere non solo quanto si paga, ma perché si è arrivati a pagarlo”, conclude.

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