“Tre soldi” buttati in discarica: la riflessione dell’architetto Antonella Postorino sul caso dell’installazione “Opera”

Autore Redazione Web | mer, 08 apr 2026 12:39 | Tresoldi Postorino Reggio Calabria

Sull’installazione “Opera” si è concentrata, nel tempo, una sequenza di criticità che va ben oltre l’eccezionalità degli eventi atmosferici 

Un investimento pubblico importante, un’opera artistica contemporanea e una gestione che oggi solleva più di un interrogativo. Torna al centro dell’attenzione cittadina la vicenda dell’installazione “Opera” dell’artista Edoardo Tresoldi, finita al centro di polemiche dopo il deterioramento della struttura e le recenti operazioni di rimozione.

A intervenire con una riflessione critica è l’architetto Antonella Postorino, Responsabile del Dipartimento Urbanistica e Pianificazione della Città del Coordinamento Grande Città di Reggio Calabria – Forza Italia, che analizza nel dettaglio la gestione dell’intervento.

La riflessione di Antonella Postorino

“Quando si parla di “tre soldi” buttati in discarica non si ricorre a una formula retorica, ma si fotografa con precisione una vicenda amministrativa in cui un investimento pubblico rilevante finisce per essere trattato come scarto”.

È esattamente ciò che sta accadendo con l’installazione “Opera” dell’artista Edoardo Tresoldi, divenuta nel tempo emblema di una gestione che ha progressivamente smarrito coerenza tecnica, controllo e visione, fino all’esito finale rappresentato dal taglio delle colonne e dal loro abbandono.

Sull’installazione “Opera” si è concentrata, nel tempo, una sequenza di criticità che va ben oltre l’eccezionalità degli eventi atmosferici per chiudersi con la decisione di procedere con il taglio delle colonne deformate e il loro conferimento fuori sito, come si trattasse di semplice materiale di risulta.

Tale “conferimento”, peraltro, risulta avvenire nell’area verde di pertinenza del Palasport Pentimele, dove le colonne, in stato di abbandono, giacciono tra detriti e altri materiali, senza alcuna evidenza di gestione o messa in sicurezza. Una scelta che solleva interrogativi non solo sul piano amministrativo, ma anche su quello ambientale e della trasparenza, considerando la diversa destinazione dell’area.

Si ricorda che l’intervento, afferente al settore “Cultura e Turismo” del Comune di Reggio Calabria e finanziato nell’ambito del “Patto per lo sviluppo della Città Metropolitana”, ha comportato un investimento pubblico pari a 939.400 euro per la realizzazione di 46 colonne metalliche alte 8 metri.

L’affidamento dei lavori, deliberato direttamente nel luglio 2020, è avvenuto in favore della società Sub Divo S.r.l., titolare dei diritti dell’artista Edoardo Tresoldi.

Già in fase preliminare erano state espresse perplessità in merito alla collocazione dell’opera, individuata in una fase successiva rispetto alla progettazione originaria e non adeguatamente verificata sotto il profilo tecnico-ambientale. La scelta del sito, infatti, costituisce parte integrante del progetto e ne condiziona fattibilità, durabilità e sicurezza.

Alla luce degli ultimi eventi, appare oggi legittimo ribadire che la progettazione di un manufatto esposto in ambiente costiero avrebbe dovuto includere anche condizioni meteorologiche straordinarie, prevedibili in un territorio storicamente vulnerabile. L’evento calamitoso, dunque, non può essere assunto come unica giustificazione.

Il caso evidenzia inoltre un approccio eccessivamente “sperimentale” non adeguatamente supportato da analisi tecniche di contesto. A titolo di esempio, viene ricordato anche un episodio analogo avvenuto a Bari, dove una porzione di installazione dello stesso artista è crollata durante l’allestimento a causa del maltempo.

Un ulteriore elemento critico riguarda le modalità di intervento: le colonne non risultano smontate con procedure conservative, ma tranciate alla base, lasciando i plinti in sito e rendendo monche le strutture originarie. Non vi è chiarezza sulla destinazione degli elementi rimossi né sulle intenzioni future dell’Amministrazione.

Si consolida così una prassi emergenziale che rischia di trasformare il “provvisorio” in permanente, senza un piano definito né una comunicazione trasparente, soprattutto alla luce dell’entità dell’investimento pubblico.

Infine, a titolo comparativo, viene citato il caso della scultura “Nike” di Carmelo Mendola a Giardini Naxos, che dal 1969 resiste a condizioni meteo estreme, diventando simbolo di solidità strutturale e identitaria.

Resta aperta la questione centrale: quale sarà il destino dell’installazione? Si procederà a una ricostruzione fedele, a una sostituzione parziale o a un nuovo intervento? E soprattutto, con quali risorse pubbliche?

“In assenza di risposte chiare – conclude Postorino – il rischio è che un investimento significativo si traduca in un precedente critico, in cui la debolezza della programmazione e della gestione prevale sulla qualità dell’intervento e sull’interesse collettivo. Non si tratta di una questione estetica, ma di responsabilità progettuale e amministrativa”.

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