Dal telefono cancellati 4mila file: un dettaglio ritenuto ‘irrilevante’
Una decisione che riapre ferite mai rimarginate e accende nuovamente lo scontro tra famiglia e magistratura. Il giudice per le indagini preliminari di Venezia ha disposto l’archiviazione del caso sulla morte dell’agente penitenziaria Sissy Trovato Mazza, stabilendo che si sia trattato di suicidio.
Una conclusione che la famiglia non accetta. Ai microfoni di ReggioTv, il padre Salvatore esprime tutta la sua rabbia e la sua delusione dopo quella che definisce “l’ennesima doccia fredda”.
“Noi non molleremo finché avremo vita, cercheremo la verità. Quella di ieri sera è stata un’altra doccia fredda. Abbiamo sempre sperato che la giustizia seguisse la strada già tracciata dai primi giudici che ci avevano dato ragione”.
Il padre della giovane agente punta il dito contro le indagini, ritenute incomplete e piene di lacune:
“Le indagini sono state fatte male o non fatte proprio. Ci siamo imbattuti in un pubblico ministero assurdo. Noi abbiamo sempre presentato tutto con documenti alla mano, ma archiviano il caso di mia figlia senza dare risposte alle nostre domande”.
Tra i punti più controversi, la mancata identificazione di una donna che avrebbe trovato Sissy all’interno dell’ascensore il giorno dei fatti.
“Non è mai stata identificata e ci è stato detto che quello che avrebbe potuto dire non è di rilievo. Ma come si fa a dire una cosa del genere?”.
Dubbi anche sulle testimonianze dei colleghi dell’agente, mai raccolte secondo la famiglia:
“Le interrogazioni dei colleghi di quella mattina non sono state fatte perché dicono che non servono. Ma per noi erano fondamentali”.
A rendere il quadro ancora più inquietante, un elemento tecnico emerso successivamente:
“Abbiamo scoperto che un mese dopo i fatti il telefono di Sissy è stato aperto e sono stati cancellati circa 4mila file. Abbiamo denunciato tutto alla Procura, sperando che qualcuno ci aiutasse a capire chi ha preso quel telefono e perché. Ma anche questo è stato ritenuto irrilevante”.
Parole dure, che sfociano in uno sfogo carico di amarezza:
“Vogliamo sapere la verità. Il giudice dice che questi elementi non hanno rilevanza e chiude il caso. Qui sono impazziti tutti”.
Nonostante l’archiviazione, la famiglia Trovato Mazza non ha alcuna intenzione di arrendersi. La battaglia per ottenere risposte continua, con la determinazione di chi non accetta che il caso venga chiuso senza, a loro dire, aver chiarito tutti i punti oscuri.