Il civismo politico e le elezioni comunali di Reggio Calabria

Autore Redazione Web | mar, 14 apr 2026 07:24 | Polo-Civico Sfida Partecipazione Elezioni Comunali

Il Polo Civico e la sfida di ricostruire partecipazione e fiducia nella politica locale


di Antonino Mazza Laboccetta - Si è presentato prima alla società civile e si affaccia ora all’agone politico in vista delle prossime elezioni comunali di Reggio Calabria il Polo Civico, promosso dal dott. Eduardo Lamberti Castronuovo. È un movimento che raccoglie intorno a sé esponenti della cultura, del lavoro, delle professioni, dell’imprenditoria, e che si propone di svolgere attività politica all’interno delle istituzioni.

Contrariamente a quanto comunemente si pensa, l’azione politica storicamente si svolge attraverso il civismo e, soltanto dopo, quando intorno al ‘600 nasce lo Stato nazionale, attraverso la forma, ancora embrionale, dei partiti politici, che solo a cavallo del XIX e XX secolo diventeranno partiti di massa.

Il “ritorno” al civismo non ha nulla di populistico, non foss’altro perché non è un appello alla società civile “buona” contro la politica “cattiva”. Il civismo muove dal basso e costituisce un modo di partecipare alla politica, senza però passare attraverso la forma partitica attuale.

Ove si consideri il meccanismo di selezione della classe dirigente, il modello di partito attuale non può che apparire autoreferenziale, verticistico e irrimediabilmente destinato all’esaurimento attraverso rapidi trionfi e altrettanto rapidi declini. Non è un caso se oggi il sistema politico si caratterizzi per l’estrema fluidità e volatilità del consenso. Si fonda essenzialmente su parole d’ordine buone per confezionare slogan da offrire in pasto all’opinione pubblica poco attrezzata. È un sistema politico sostanzialmente incapace di elaborare una solida visione culturale, prima ancora che politica, della società e del suo sviluppo, per diverse ragioni tra cui non sono certo ultime l’eterogeneità delle coalizioni e la deriva dei partiti che nascono e si esauriscono intorno ad un leader (personage brand) e al suo inner circle.  

I mutamenti che sul finire del secolo scorso hanno investito il tessuto politico-ideologico e le conseguenti trasformazioni socio-economiche hanno via via condotto ad un progressivo indebolimento del capitale sociale, costituito, com’è noto, da un insieme di risorse, materiali e immateriali, che consentono ad un individuo o ad un gruppo sociale di intrecciare su basi di reciprocità e di mutuo riconoscimento relazioni interpersonali necessarie per raggiungere nell’ambito socio-economico e politico scopi individuali e collettivi. Ne sono derivati il crescente ripiegamento nel privato, la chiusura individualistica quando non clientelare, l’erosione del sentimento di appartenenza comunitaria, la sfiducia verso il sistema dei partiti e della rappresentanza politica.

Il capitale sociale costituisce il collante delle istituzioni e il presupposto del loro buon funzionamento. A rendere diffusa nell’opinione pubblica tale nozione fu Putnam nel suo studio sul rendimento delle istituzioni regionali in Italia. Intese come capitale sociale la fiducia, le regole della convivenza, la fitta trama delle relazioni sociali, informali e formalizzate attraverso le reti dell’associazionismo civico, l’accumulo di energie positive foriere di benefici anche verso chi gode di minori relazioni sociali: in un quartiere dove la maggior parte dei cittadini tiene d’occhio anche la casa dei vicini, tutti si sentono più sicuri. Ne guadagna il singolo, ma anche la comunità tutta.   

Il civismo si propone di ricostruire il capitale sociale, intercettando i cittadini che si sentono tenuti lontani dai luoghi della decisione. Si fonda sull’autonomia delle persone, su forme di partecipazione costruite dal basso e radicate sui bisogni concreti della comunità, su forme di responsabilità condivisa. Al modello verticistico degli attuali partiti sostituisce un modello orizzontale e partecipativo. Si tratta di un modello non parassitario, ma generativo, perché si propone di alimentare nella società civile percorsi condivisi, alleanze, reti, recuperando energie disperse e restituendo loro il protagonismo perduto.

Il malessere che serpeggia nelle nostre democrazie, dal livello più prossimo al cittadino a quello più lontano, ha a che fare con le ansie individuali alimentate dall’appannamento dei valori civici, che crea disorientamento e che, quando si rivolge all’attuale sistema partitico, non di rado lo fa per trovare punti di ancoraggio: (i.e.) privilegi e vantaggi.  


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