La fine delle pratiche contadine di pulizia spontanea sta favorendo l’accumulo di vegetazione e aumentando il rischio di esondazioni
Il torrente Calopinace che attraversa la frazione di Cannavò, rappresenta da sempre un elemento centrale nella vita quotidiana e nell’economia locale. Cannavò è infatti un piccolo centro a forte vocazione agricola, caratterizzato da numerosi terreni coltivati e orti domestici che, per generazioni, hanno garantito autosufficienza e continuità alle tradizioni contadine del territorio.
In passato, il rapporto tra gli abitanti e il torrente era diretto e funzionale. I residenti scendevano regolarmente nell’alveo per tagliare le canne spontanee, utilizzate poi per sostenere colture come pomodori e fave. Allo stesso tempo, raccoglievano erbe selvatiche, tra cui il finocchio selvatico, ingrediente tipico della cucina locale. Questa pratica non era soltanto utile per l’agricoltura, ma contribuiva anche a mantenere il torrente pulito e sgombro dalla vegetazione in eccesso.
Si trattava, di fatto, di un sistema virtuoso e a “chilometro zero”: la manutenzione dell’alveo avveniva senza costi per l’amministrazione pubblica, grazie al lavoro spontaneo degli abitanti, che traevano a loro volta beneficio dalle risorse naturali disponibili.
Negli ultimi anni, però, questa consuetudine sembra essersi interrotta. Alcuni cittadini segnalano la presenza di controlli o interventi non sempre chiari, che scoraggerebbero le persone dal recarsi nel torrente per svolgere queste attività tradizionali. Il risultato è evidente: la vegetazione cresce indisturbata, le canne si accumulano e l’alveo del Calopinace appare sempre più ostruito.
Questa situazione solleva preoccupazioni non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo della sicurezza. Un torrente non curato, infatti, aumenta il rischio in caso di forti piogge: la presenza di detriti e vegetazione può ostacolare il deflusso dell’acqua e favorire esondazioni.
Il caso di Cannavò mette in evidenza una questione più ampia: il delicato equilibrio tra regolamentazione, tutela ambientale e valorizzazione delle pratiche tradizionali. Recuperare un dialogo tra istituzioni e comunità locale potrebbe rappresentare una soluzione, restituendo ai cittadini un ruolo attivo nella cura del territorio e garantendo al contempo sicurezza e rispetto delle norme.