Nel progetto promosso a Longobucco, pazienti monitorati a distanza con dispositivi intelligenti che effettuano diagnosi in tempo reale
Il progetto “Sila Protetta” entra nella sua fase
operativa e lo fa con un impianto che, per integrazione e visione, si colloca
tra le esperienze più avanzate oggi in Italia.
A Longobucco la sanità territoriale compie un salto in avanti che, per modalità
e approccio, si colloca tra le esperienze più avanzate a livello nazionale.
Da questa mattina ha preso il via la sperimentazione operativa: tre pazienti
sono monitorati 24 ore su 24 attraverso dispositivi indossabili di ultima
generazione, veri e propri bracciali sanitari collegati in tempo reale con la
centrale ospedaliera. Per la prima volta vengono sperimentati strumenti
sanitari che oltre a rilevare i parametri effettuano autonomamente la diagnosi.
I parametri vitali vengono trasmessi costantemente, consentendo ai medici un
controllo continuo e immediato anche a distanza.
È una sperimentazione perché, per la prima volta in Italia, un dispositivo di
monitoraggio avanzato - già testato in ambito ospedaliero da Medtronic al
Policlinico Umberto I di Roma - viene utilizzato fuori dall’ospedale e nei
territori, direttamente a domicilio. La vera innovazione non è la tecnologia in
sé, ma il suo impiego: il sistema monitora i pazienti cronici H24, elabora i
parametri vitali e, in caso di anomalie, attiva in tempo reale la rete
dell’emergenza territoriale. Un passaggio decisivo da una sanità reattiva a una
sanità predittiva e di prossimità.
A sostenere questa trasformazione è anche l’amministrazione comunale. Il
sindaco di Longobucco, Giovanni Pirillo, non nasconde l’entusiasmo per il
percorso avviato.
«È una cosa bellissima, un’esperienza che auguro a tutti di vivere», afferma,
indicando nella telemedicina «il futuro della sanità», con Longobucco che oggi
«sta dando un segnale concreto di futuro».
Il primo cittadino sottolinea anche il rapporto diretto con il vertice della
Regione, evidenziando l’attenzione mostrata dal presidente Roberto Occhiuto.
«Abbiamo condiviso un percorso sulle potenzialità del nostro territorio -
spiega - e questa attenzione dimostra quanto si creda in Longobucco, che oggi
viene valorizzato e portato in alto».
A seguire sul campo l’avvio del test il Prof. Andrea Bruni, direttore della UOC
di Anestesia e Rianimazione e capo del Dipartimento di Emergenza-Urgenza
dell’ospedale Annunziata di Cosenza, insieme al manager Vitaliano De Salazar,
direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza e commissario dell’Asp
di Cosenza. Una presenza che certifica il livello strategico dell’iniziativa e
la volontà di trasformare Longobucco e la Sila in un vero banco di prova per la
sanità del futuro.
Presente sul campo a Longobucco, il direttore dell’Emergenza-Urgenza
dell’Annunziata di Cosenza, Andrea Bruni, ha spiegato nel dettaglio la portata
della sperimentazione: «Questi dispositivi non si limitano al monitoraggio.
Sono in grado di effettuare una vera e propria diagnosi: ad esempio possono
rilevare una fibrillazione atriale, ma anche situazioni di desaturazione o
insufficienza respiratoria».
Un salto tecnologico che si integra con un altro elemento chiave: la
geolocalizzazione.
«Il sistema consente di localizzare in tempo reale il paziente. Una volta
individuata una condizione critica, si attiva immediatamente il 118, riducendo
drasticamente i tempi di intervento».
Il progetto utilizza tecnologia Medtronic, ulteriormente implementata a livello
locale.
Sul valore strategico della sperimentazione è intervenuto anche il direttore
generale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza e commissario dell’Asp, Vitaliano
De Salazar: «I braccialetti rappresentano il vero valore aggiunto di questo
progetto. Siamo tra i primi in Italia a utilizzare dispositivi che, oltre a
segnalare un parametro vitale alterato, sono in grado di effettuare
direttamente una diagnosi». Un sistema che si integra con la rete
dell’emergenza: «Il dispositivo è collegato con il 118 e consente
un’attivazione immediata dei soccorsi. Questo significa ridurre drasticamente i
tempi di intervento e aumentare la sicurezza, soprattutto per le persone più
fragili».
Determinante anche l’organizzazione territoriale già attivata: «Il progetto
prevede un’ambulanza fissa su Longobucco, operativa già da circa un mese. In
questo modo riusciamo a garantire un servizio sanitario che arriva direttamente
a domicilio, soprattutto per gli anziani». Infine, il valore sociale e
comunitario dell’iniziativa: «Siamo particolarmente orgogliosi di questo
progetto: lo abbiamo fortemente voluto e lo stiamo realizzando insieme alla cittadinanza,
sindacati, l’amministrazione comunale di Longobucco guidata dal Sindaco
Giovanni Pirillo e con il pieno sostegno del Presidente Roberto Occhiuto. Qui
c’è una comunità protagonista, parte attiva di una svolta che può rappresentare
un modello per tutto l’entroterra calabrese. Questa è la sanità che vogliamo».
Il progetto sanitario avviato nelle aree interne viene percepito come un primo
segnale concreto di inversione di rotta. «C’è un’attenzione della Regione
diversa rispetto ai paesi dell’entroterra», afferma Antonio Baratta della CGIL,
sottolineando come l’esperienza in corso possa rappresentare un modello
sperimentale da estendere all’intera area della Sila.
La presenza dell’ASP segna una svolta concreta nella percezione della sanità
territoriale. «Per noi è stato un passaggio fondamentale», afferma Francesco
Madeo della CISL, ricordando come le proteste iniziali nascessero non solo
dall’isolamento viario, ma soprattutto dalle criticità sanitarie, esplose dopo
un caso drammatico legato alla mancanza di soccorsi tempestivi.
A Longobucco c’è anche chi sta vivendo in prima persona la nuova frontiera
della sanità territoriale. È il caso di Eugenio De Luca, tra i primi cittadini
selezionati per sperimentare il braccialetto sanitario.
«Sono stato scelto e ne sono molto contento», racconta, spiegando come la
decisione sia legata anche a recenti problemi di salute. «Spero che questo
dispositivo mi aiuti a stare più attento e ad essere più controllato».
Un’esperienza che si inserisce nel più ampio percorso di rafforzamento dei
servizi sanitari nelle aree interne, accolto con favore dalla comunità. «È una
cosa molto importante - sottolinea - e bisognerebbe continuare su questa
strada, perché ne abbiamo davvero bisogno».
De Salazar anticipa che nei prossimi giorni arriveranno anche i defibrillatori
nelle piazze e nelle vie del paese, in accordo con cittadini e amministrazione.
Un’infrastruttura diffusa che trasforma il borgo della Sila in una rete
intelligente di protezione. Non è solo innovazione tecnologica. È una visione.