Filcams Cgil: "Calabria ultima per occupazione femminile"

Autore Redazione Web | mer, 13 maggio 2026 20:25 | Calabria Occupazione-Femminile Filcams-Cgil

Secondo il sindacato pesano contratti pirata, dumping salariale, part-time involontario e carenza di welfare

"I dati pubblicati da 'Italia Generativa' certificano una realtà drammatica: la Calabria resta in fondo all'Italia per occupazione femminile, salari, servizi e possibilità di emancipazione. Ma dietro questi numeri non c'è una fatalità. Ci sono precise responsabilità politiche, economiche e sociali". E' quanto afferma in una nota la Filcams Cgil Calabria.

 "Nei settori del commercio, turismo, servizi, mense, pulizie e pubblici esercizi il lavoro femminile regge interi pezzi dell'economia regionale. Eppure - spiega il sindacato - continua a essere trattato come lavoro di serie B: precario, sottopagato e ricattabile. Contratti pirata, dumping salariale, part-time involontario, turni spezzati e assenza di welfare sono diventati la normalità per migliaia di lavoratrici calabresi. Molte donne non lavorano poche ore perché lo scelgono, ma perché vengono costrette ad accettare finti part-time da fame che impediscono autonomia economica, pensioni dignitose e perfino una vita normale".

Secondo la Filcams Cgil si tratta di "una forma di precarietà permanente mascherata da flessibilità. Mentre la politica parla di famiglia e natalità in Calabria mancano asili nido, servizi pubblici e strumenti concreti per conciliare tempi di vita e lavoro. Alla fine il prezzo lo pagano sempre le donne: salari bassi, rinunce professionali, dipendenza economica e fuga dal mercato del lavoro. Non è un caso che proprio in Calabria, e in particolare nella provincia di Vibo Valentia, il fenomeno dei contratti pirata e del dumping contrattuale abbia livelli altissimi. Dove il lavoro è più debole, proliferano sfruttamento e abbassamento dei diritti".

Da qui la Filcams Cgil Calabria avanza una serie di proposte: "Stop ai contratti pirata; applicazione dei Ccnl sottoscritti dalle organizzazioni realmente rappresentative; contrasto al part-time involontario; più controlli negli appalti e nei pubblici esercizi; investimenti veri su welfare, asili nido e servizi territoriali".

 "Perché non può esistere sviluppo se il modello economico continua a reggersi sul lavoro povero delle donne", conclude il sindacato.

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