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Turismo, Filcams Cgil Calabria: "Più turisti non significa più sviluppo. La propaganda non nasconda i problemi"

Autore Redazione Web | sab, 22 ago 2026 15:49 | Turismo Calabria Filcams-Cgil Giuseppe-Valentino Regione

Secondo il segretario generale Giuseppe Valentino occorre mettere a confronto interessi diversi e affrontare le contraddizioni

"La Calabria non può essere una terra dalla quale i calabresi partono e nella quale festeggiamo perché atterrano più turisti. Se davvero la Regione è convinta di avere realizzato una rivoluzione, smetta di raccontarsela da sola. La Calabria registra una crescita degli arrivi turistici. È un dato. Trasformarlo automaticamente nella prova che il modello turistico regionale funzioni è, invece, una conclusione che la Filcams Cgil Calabria non condivide".

A scriverlo in una nota stampa è Giuseppe Valentino, segretario generale Filcams Cgil Calabria.

"Le ultime dichiarazioni dell'assessore regionale al Turismo Giovanni Calabrese, secondo cui la Regione avrebbe addirittura «messo la Calabria al centro del mondo», ripropongono una narrazione nella quale aeroporti, voli low cost, promozione e aumento delle presenze diventano la misura quasi esclusiva del successo. Ma più turisti non significa necessariamente più sviluppo".

"La domanda che poniamo è un'altra: quanto di questa crescita rimane realmente in Calabria e quanto migliora la vita di chi in Calabria vive e lavora? Perché mentre aumentano gli arrivi, i calabresi continuano ad andare via. Nel 2025 la Calabria ha registrato il più alto tasso del Mezzogiorno di trasferimenti verso il Centro-Nord. Mentre celebriamo chi arriva per trascorrere qualche giorno nella nostra terra, migliaia di persone continuano a lasciarla perché qui non trovano salari, lavoro e opportunità sufficienti per costruire il proprio futuro. C'è poi un'altra contraddizione che non può essere ignorata. Secondo le recenti elaborazioni di Federconsumatori Calabria, una settimana a Tropea può arrivare a costare diverse migliaia di euro considerando soggiorno, trasporti e servizi. Nello stesso tempo diminuisce il potere d'acquisto delle famiglie e si contraggono i consumi reali".

"Rischiamo così di costruire località turistiche nelle quali chi vive e lavora in Calabria non può più permettersi di essere turista a casa propria. È questo il modello che vogliamo? Una Calabria sempre più accessibile per chi arriva dall'Europa con un volo low cost, ma sempre meno accessibile economicamente per chi la abita? Una terra da promuovere, vendere e consumare per qualche giorno oppure un territorio nel quale il turismo diventa occasione di sviluppo duraturo, ricchezza diffusa e buona occupazione? Anche per questo registriamo con interesse il cambio di passo nelle ultime dichiarazioni del Presidente Roberto Occhiuto, quando richiama le imprese turistiche alle proprie responsabilità e sostiene che, dopo gli investimenti pubblici, anche il sistema privato debba fare la propria parte. È esattamente uno dei punti che sosteniamo da anni".

"Ma la responsabilità delle imprese non può essere misurata soltanto attraverso nuovi alberghi, ristrutturazioni o servizi rivolti ai visitatori. Ed è proprio qui che la propaganda della Regione comincia a mostrare tutti i suoi limiti. L'assessore Calabrese continua a raccontare sui giornali una Calabria turistica trasformata, arrivando a sostenere che avremmo «messo la Regione al centro del mondo». Il problema è che questo racconto viene fatto senza mai confrontarlo con chi quel turismo lo vive e lo fa funzionare ogni giorno. Non basta convocare gli imprenditori quando bisogna distribuire risorse o costruire misure per le strutture ricettive. Governare significa anche avere il coraggio di mettere a confronto interessi diversi e affrontare le contraddizioni che i numeri degli arrivi non raccontano".

"Abbiamo l'impressione che questo confronto venga evitato proprio perché, entrando nel merito, la propaganda rischierebbe di sciogliersi come un ghiacciolo al sole. Bisognerebbe infatti spiegare perché alla crescita degli arrivi non corrisponda una crescita altrettanto evidente della qualità e della durata del lavoro. Perché continuino a proliferare lavoro povero, irregolarità e contratti pirata. Perché i calabresi continuino ad andare via. Perché famiglie e lavoratori facciano sempre più fatica persino a permettersi una vacanza nelle località turistiche della propria regione. E soprattutto bisognerebbe misurare quanta della ricchezza prodotta dal turismo rimanga davvero nei territori e venga redistribuita nell'economia calabrese".

"Sono queste le domande alle quali dovrebbe rispondere una politica regionale del turismo. Per questo non siamo interessati né alle celebrazioni né alla polemica politica. Contestiamo un modello. Un modello che misura il successo contando chi arriva, ma non guarda chi parte. Che finanzia l'offerta turistica senza interrogarsi abbastanza sulla qualità del lavoro che la sostiene. Che rende la Calabria sempre più raggiungibile da fuori senza chiedersi se stia diventando più vivibile per chi ci abita. Se davvero la Regione è convinta di avere realizzato una rivoluzione, smetta di raccontarsela da sola", conclude Giuseppe Valentino.

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