Monsignor Morrone: "Maria ci consegna Gesù e ci insegna a camminare insieme"

Autore Grazia Candido | sab, 12 set 2026 10:37 | Morrone Processione Cammino Festa Della Madonna

Nella processione l’arcivescovo affida alla Madonna della Consolazione la diocesi, le famiglie, i giovani, i più fragili e le istituzioni

La fede come affidamento, ma anche come responsabilità personale e corresponsabilità nella vita della comunità. È questo il cuore della riflessione proposta da monsignor Fortunato Morrone in occasione della processione della Madonna della Consolazione, momento particolarmente sentito dalla comunità reggina.

Nel rivolgersi ai fedeli, l’arcivescovo ha richiamato innanzitutto il significato dell’affidamento a Maria, alla quale si chiedono "la salvezza, la salute del corpo e dello spirito". Accogliere Maria, però, significa soprattutto accogliere Gesù, perché è proprio questo il compito della Madre della Consolazione: condurre i credenti verso suo Figlio.

"Maria viene a consegnarci Gesù - ha ricordato monsignor Morrone, richiamando le parole del Vangelo di Luca: "Beata te che hai creduto". Una frase che, nella riflessione dell’arcivescovo, va ben oltre il semplice riconoscimento dell’esistenza di Dio.

Credere, infatti, non significa soltanto sapere che Dio esiste. Significa riconoscere che Dio è una presenza viva, una persona che ama e che entra concretamente nella nostra esistenza.

"Se Dio esiste – ha sottolineato Morrone – significa che esiste una persona che ti vuole bene". E proprio da questa consapevolezza nasce una fede capace di incidere sulle scelte quotidiane, sui rapporti con gli altri e sul modo stesso di vivere.

La domanda posta dall’arcivescovo ai fedeli è stata diretta: che posto occupa Dio nella nostra vita? E quali conseguenze produce nella nostra esistenza il fatto di essere credenti?

Per monsignor Morrone, la presenza dei fedeli attorno a Maria rappresenta anche un'immagine significativa della comunità cristiana e della società: un popolo che cammina insieme, pur nella diversità.

"Popolo indica l’essere diversi, ma nella diversità tutti insieme camminiamo - ha affermato -. Un cammino che non è sempre semplice e che può essere segnato dalla fatica, dalle soste e dagli imprevisti. Proprio per questo diventa fondamentale la corresponsabilità, insieme alla responsabilità personale".

L'arcivescovo ha quindi rivolto un appello alla comunità e alla città, sottolineando quanto sarebbe prezioso per Reggio Calabria mettere in circolo le tante professionalità, competenze e ricchezze umane, culturali e sociali presenti sul territorio.

Il "camminare insieme", ha osservato, dovrebbe infatti attraversare anche il tessuto sociale e politico, favorendo una maggiore partecipazione e una rinnovata capacità di sentirsi parte di una comunità.

"Beata te che hai creduto", ha spiegato Morrone, significa anche riconoscere in Maria una donna responsabile della propria esistenza davanti a Dio. Da qui nasce una domanda rivolta a ogni credente: siamo davvero responsabili della nostra vita e corresponsabili gli uni degli altri?

La processione, dunque, non dovrebbe essere soltanto un rito tradizionale, ma un momento capace di lasciare una traccia concreta nella vita di chi vi partecipa.

"Questo rito dovrebbe scrivere la nostra fede" - ha detto l’arcivescovo, invitando i fedeli a non separare la devozione dalla vita quotidiana.

Al centro della sua preghiera a Maria, proposta alla comunità, c'è il desiderio di assumere come stile di vita l'invito evangelico rivolto dalla Vergine alle nozze di Cana: "Fate quello che Gesù vi dice".

Nella preghiera, monsignor Morrone ha affidato a Maria la diocesi e tutte le persone che abitano il territorio: con i loro sogni, le loro paure, le fragilità e la generosità.

Un pensiero particolare è stato rivolto alle famiglie, comprese quelle che attraversano momenti di crisi, a chi cerca lavoro e a chi, attraverso il proprio lavoro onesto, riesce a condividere con gli altri ciò che possiede.

L'arcivescovo ha ricordato anche i più fragili e coloro che, quotidianamente,se ne prendono cura, gli educatori e quanti accompagnano bambini e ragazzi nella crescita, affinché possano diventare persone capaci di vivere secondo i valori della vita, della giustizia, della bontà e della solidarietà.

Nella preghiera hanno trovato spazio anche i giovani, le scuole, lo sport e le realtà educative, con l’auspicio che le nuove generazioni imparino a essere cittadini e cristiani «attivi, partecipativi, creativi e responsabili», mettendo il bene comune al centro e partendo soprattutto dagli ultimi.

Un passaggio importante è stato dedicato agli amministratori e ai politici. A Maria sono stati affidati quanti hanno responsabilità pubbliche, perché possano svolgere il proprio compito "al servizio della giustizia, della pace e del bene comune".

Morrone ha auspicato una politica "bella, competente, positiva e dialogante", capace di avere a cuore le nuove generazioni e di offrire un contributo concreto alla rinascita sociale, culturale ed economica del territorio, a partire dalla città di Reggio Calabria.

Un richiamo che si estende anche a tutti coloro che, quotidianamente, svolgono il proprio lavoro al servizio della comunità: dagli operatori sanitari alle forze dell'ordine, dai vigili del fuoco agli operatori della carità e a quanti si impegnano perché le città e i comuni possano essere luoghi nei quali vivere con serenità e dignità.

Nella parte conclusiva della preghiera, il tono si è fatto ancora più intenso. L’arcivescovo ha affidato a Maria quanti subiscono soprusi e violenze, quanti sono vittime di ingiustizie e quanti vivono situazioni di solitudine e sofferenza.

Un cammino da compiere tutti insieme, rimanendo al passo dietro Gesù, figlio di Maria, "nostra via, verità e vita".

Con questo invito, monsignor Morrone ha concluso la sua preghiera: un augurio di fede, responsabilità e speranza per la comunità reggina, nel segno della Madonna della Consolazione.

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