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Frank Benedetto: «Un ponte per far tornare i giovani e una politica capace di costruire pace»

Autore Giorgia Rieto | mar, 15 set 2026 12:21 | Suppletive-Reggio-Calabria Benedetto

Dalla proposta della “legge Ponte del ritorno” alla riflessione sui 25 anni dall’11 settembre: il candidato alla Camera mette al centro giovani, lavoro, sicurezza e futuro di Reggio Calabria


Due questioni apparentemente distanti, ma che Benedetto riconduce a una stessa idea di politica: creare le condizioni perché le persone possano scegliere liberamente dove vivere, lavorare e costruire il proprio futuro, dentro una società più sicura, coesa e capace di guardare al Mediterraneo come a uno spazio di dialogo e sviluppo.

Il “Ponte del ritorno” contro lo spopolamento

Il primo fronte è quello dello spopolamento giovanile. Benedetto propone una “legge Ponte del ritorno”, prendendo spunto dall’esperienza del South Working già avviata in Sicilia e adattandola alle esigenze della Calabria.

Secondo i dati citati dal candidato, negli ultimi sei anni circa 12.500 giovani hanno lasciato il territorio reggino, mentre la provincia ha registrato nello stesso periodo un calo degli under 35 dell’11,9%, tra le peggiori performance a livello nazionale.

«Dobbiamo costruire un ponte diverso: il Ponte del ritorno – afferma Benedetto –. Un ponte che permetta ai nostri ragazzi di lavorare per un’impresa di Milano, Roma o Bologna continuando però a vivere a Reggio Calabria. La tecnologia oggi lo consente: spetta alla politica creare le condizioni perché accada».

L'obiettivo è superare la logica secondo cui per trovare un lavoro qualificato sia necessariamente indispensabile trasferirsi al Nord. La proposta punta a incentivare il lavoro stabile da remoto dalla Calabria, collegando gli interventi non soltanto all’attività professionale, ma anche alla residenza e al domicilio effettivo sul territorio per almeno cinque anni.

La misura, nelle intenzioni di Benedetto, dovrebbe inoltre essere aperta non solo a chi torna in Calabria dopo un periodo fuori regione, ma anche a chi decide di trasferirsi stabilmente sul territorio.

«Un reggino può essersi sposato con una persona di un’altra regione e insieme possono scegliere di vivere qui – spiega il candidato –. La nostra proposta è per loro esattamente come lo è per chi torna da solo. Dobbiamo attrarre persone, lavoro e competenze, non limitarci a contare quanti giovani se ne vanno».

Il progetto prevede diversi strumenti: incentivi alle imprese che consentano ai propri dipendenti di lavorare stabilmente in smart working dalla Calabria, recupero e rigenerazione di spazi pubblici inutilizzati da destinare al coworking e un rafforzamento dei servizi per l’infanzia, a partire dagli asili nido.

Per Benedetto, infatti, il problema non riguarda soltanto l’occupazione. Il diverso costo della vita rispetto alle grandi città italiane può consentire, a parità di stipendio, una maggiore disponibilità economica e rendere più accessibili scelte come l’acquisto di una casa e la costruzione di una famiglia.

Il “Ponte del ritorno” diventa così, nella visione del candidato, anche una misura contro la denatalità e lo spopolamento.

Benedetto guarda inoltre alle misure allo studio del Governo in materia di salari e occupazione giovanile, chiedendo un ulteriore passo a favore del Mezzogiorno.

«Non basta aumentare lo stipendio se poi un giovane è comunque costretto ad andare via per trovare lavoro – sostiene –. La vera sfida è consentirgli di avere un buon lavoro e scegliere liberamente di vivere nella propria terra».

Da qui la richiesta di sostenere, attraverso la prossima legge di bilancio, anche il lavoro stabile da remoto dal Mezzogiorno e di incentivare le imprese che permettono ai propri dipendenti di vivere e lavorare dalla Calabria.

A 25 anni dall’11 settembre, la sfida tra sicurezza e pace

Il secondo tema affrontato da Benedetto parte invece da una ricorrenza storica: i 25 anni dagli attentati terroristici dell’11 settembre 2001.

«Venticinque anni fa l’11 settembre cambiò il mondo – afferma –. Non soltanto per la ferocia di un attacco terroristico che provocò quasi tremila vittime, ma perché da quel giorno cambiarono profondamente la nostra percezione della sicurezza, il rapporto tra libertà e controllo, il modo di viaggiare, il linguaggio della politica e le stesse relazioni internazionali».

Una riflessione che, per il candidato, deve necessariamente guardare anche alle conseguenze degli anni successivi, segnati da guerre, terrorismo, crisi economiche, pandemia e nuove tensioni internazionali.

«Nessuna democrazia può permettersi di sottovalutare la sicurezza dei propri cittadini e la minaccia del terrorismo – sottolinea Benedetto –. Ma, a distanza di un quarto di secolo, dobbiamo interrogarci anche su quanto è accaduto dopo».

Secondo Benedetto, sicurezza e pace non devono essere considerate come concetti contrapposti. Al contrario, rappresentano due aspetti della stessa sfida politica.

Le conseguenze dei conflitti, osserva, non restano confinate nei luoghi in cui si combatte, ma arrivano direttamente nella vita quotidiana delle famiglie attraverso il costo dell’energia, dei carburanti, dei trasporti e dei beni di prima necessità.

«Il conto delle crisi non viene mai distribuito in maniera uguale – sostiene –: a pagare di più sono sempre le persone con redditi più bassi, i pensionati, i giovani, i lavoratori precari, le famiglie in difficoltà e le piccole attività economiche».

Per questo Benedetto lega il concetto di sicurezza anche alla coesione sociale, alla sicurezza energetica e alla riduzione delle disuguaglianze. Tra le priorità indicate ci sono lo sviluppo delle energie rinnovabili e delle comunità energetiche, evitando però che la transizione finisca per rappresentare un ulteriore costo per le fasce più deboli.

«Reggio deve tornare a essere una città del Mediterraneo»

Nella riflessione del candidato, la dimensione internazionale si intreccia direttamente con quella locale. Reggio Calabria, sostiene Benedetto, per la sua posizione geografica può assumere un ruolo strategico nel Mediterraneo.

«Noi viviamo nel cuore del Mediterraneo. E il Mediterraneo può diventare sempre più una frontiera sulla quale si scaricano guerre, tensioni, disuguaglianze e contrapposizioni, oppure può tornare a essere uno spazio di incontro, cooperazione e sviluppo».

Da qui l’idea di una Reggio capace di andare oltre la sola dimensione infrastrutturale e di valorizzare il proprio ruolo come luogo di incontro tra culture, università, giovani, istituzioni e popoli.

«Quando parliamo di una città al centro del Mediterraneo non dobbiamo pensare soltanto a porti, infrastrutture, turismo o commercio – afferma –. Dobbiamo immaginare una città capace di mettere in relazione culture, università, giovani, istituzioni e popoli diversi».

Il filo conduttore delle due proposte diventa quindi il futuro del territorio: da una parte la necessità di fermare l'emorragia demografica creando opportunità di lavoro e condizioni di vita adeguate; dall'altra la volontà di restituire a Reggio Calabria un ruolo più centrale all'interno dello scenario mediterraneo.

«A venticinque anni dall’11 settembre – conclude Benedetto – la politica deve avere il coraggio di imparare dalle trasformazioni che abbiamo vissuto. Proteggere i cittadini senza sacrificare libertà e diritti, contrastare terrorismo e violenza senza alimentare nuove spirali di odio, lavorare per la pace senza rinunciare alla sicurezza e impedire che siano ancora una volta i più deboli a pagare il prezzo delle crisi».

E proprio in questa prospettiva, per il candidato, «la pace non è ingenuità né debolezza: è la più difficile e necessaria politica di sicurezza».

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