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Inclusione scolastica, Monteleone: «Non significa stare sempre nella stessa aula»

Autore Giorgia Rieto | mer, 23 set 2026 13:00 | Scuola Inclusione Monteleone

Il referente del Comitato 594 di Futuro Nazionale: «Parlare di spazi educativi dedicati nei casi più complessi non significa tornare alle classi differenziali»


 «Inclusione non significa stare sempre nella stessa aula». È questo il punto da cui parte la riflessione di Domenico Monteleone, referente del Comitato Costituente Reggio Calabria 594 di Futuro Nazionale, sul tema della disabilità a scuola.

Una presa di posizione che arriva nel pieno del dibattito politico e che, nelle intenzioni di Monteleone, vuole riportare la discussione sulle esigenze concrete degli studenti, delle famiglie e degli insegnanti, evitando semplificazioni e contrapposizioni ideologiche.

«Da insegnante, prima ancora che da Referente del Comitato 594 – afferma Monteleone – ritengo che sulla disabilità a scuola si debba parlare partendo dalle situazioni reali, evitando contrapposizioni che rischiano di non aiutare né gli studenti né le loro famiglie».

Il tema centrale della proposta riguarda la possibilità di utilizzare, in situazioni particolarmente complesse, ambienti educativi e didattici dedicati per specifici momenti, senza che questo comporti la creazione di classi separate.

«Parlare di ambienti educativi e didattici dedicati, per determinati momenti e nei casi di particolare complessità, non significa proporre il ritorno alle classi differenziali», chiarisce Monteleone. «Queste appartengono a un modello storico di separazione scolastica che non è ciò di cui sto parlando».

Il riferimento al quadro normativo

La normativa italiana pone l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità come principio fondamentale. La Legge 104/1992 promuove l'integrazione della persona con disabilità nella scuola e nella società, mentre il Decreto legislativo 66/2017 stabilisce che l'inclusione debba rispondere ai differenti bisogni educativi attraverso strategie didattiche finalizzate allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno.

È proprio all'interno di questo quadro che Monteleone colloca la propria proposta, precisando che non viene messa in discussione la frequenza nella classe comune.

«Da queste disposizioni non deriva una generale previsione normativa di “aule separate” per gli alunni con disabilità e sarebbe improprio sostenerlo», sottolinea. «Si può dire, però, che nell'ambito dell'organizzazione scolastica e della progettazione individualizzata possono essere prese in considerazione, quando pertinenti alle esigenze del singolo alunno, differenti modalità, strumenti e ambienti di apprendimento, nel rispetto del quadro normativo sull'inclusione».

«Pensiamo ai casi di particolare complessità»

L'esempio indicato dal referente del Comitato 594 è quello di uno studente con una disabilità particolarmente grave e complessa che partecipa alla vita della classe, svolge le attività insieme ai compagni, ma che in determinati momenti può andare incontro a un forte sovraccarico provocato dal rumore, dagli stimoli o dall'ambiente.

In una situazione simile, secondo Monteleone, la scuola potrebbe valutare l'utilizzo temporaneo di uno spazio più tranquillo e strutturato, dotato di strumenti adeguati alle esigenze dello studente.

«Non si tratta di creare una classe diversa, né di allontanare stabilmente il ragazzo dai suoi compagni o di mettere in discussione la sua appartenenza alla classe», spiega. «Si tratta di chiedersi se, in quel determinato momento, quell'ambiente sia davvero quello nel quale il ragazzo riesce meglio a stare, apprendere e partecipare».

Da qui la domanda che, secondo il dirigente politico, dovrebbe guidare il confronto: non soltanto “Dove deve stare questo ragazzo?”, ma soprattutto “Quali condizioni possono favorire, per questo ragazzo, apprendimento, partecipazione e benessere?”.

Famiglie coinvolte nelle scelte

Un ruolo centrale, nella proposta, viene attribuito anche alle famiglie.

I genitori, sostiene Monteleone, devono essere ascoltati e coinvolti nelle scelte relative al percorso educativo, perché conoscono la storia del proprio figlio, le sue difficoltà, le modalità di comunicazione e i segnali che possono indicare una situazione di disagio.

Il D.Lgs. 66/2017 prevede del resto la partecipazione della famiglia nei processi di inclusione scolastica e individua nella collaborazione tra scuola, famiglia e altri soggetti coinvolti uno degli elementi del progetto individuale.

Il Comitato 594 auspica quindi che le istituzioni scolastiche possano individuare, nell'ambito della propria organizzazione, uno o più ambienti di apprendimento dedicati alle esigenze degli alunni con disabilità particolarmente grave e complessa, senza trasformarli in classi separate.

La proposta, nelle intenzioni di Monteleone, potrebbe inoltre estendersi a tutti gli studenti che nel corso della giornata scolastica abbiano bisogno temporaneamente di uno spazio tranquillo per affrontare una situazione di particolare disagio.

«Non solo per gli alunni con disabilità – precisa – ma per tutti gli alunni che possano attraversare momenti di crisi durante la giornata scolastica».

«Non classi differenziali, ma più strumenti per includere»

Il punto, per il Comitato 594, è dunque quello di ampliare gli strumenti a disposizione della scuola senza mettere in discussione il principio dell'inclusione.

«Nessuna famiglia dovrebbe essere posta davanti a una contrapposizione artificiale tra inclusione e tutela del benessere del proprio figlio», afferma Monteleone. «Le due esigenze devono essere considerate insieme».

Il tema sarà al centro, annuncia il Comitato, di un prossimo convegno sulla disabilità, che dovrebbe affrontare la questione partendo dalle esperienze concrete e dalle esigenze dei casi più complessi.

«Inclusione significa garantire appartenenza, partecipazione e dignità – sostiene Monteleone – cercando al tempo stesso le modalità educative più appropriate per la persona».

Il confronto politico

Nella parte finale del suo intervento, Monteleone entra direttamente nel dibattito politico e respinge l'accostamento tra la posizione di Futuro Nazionale e il ritorno alle classi differenziali.

«A Domenico Giannetta e a Futuro Nazionale viene appiccicata l'etichetta delle “classi differenziali”, ma questa non è ciò di cui stiamo parlando e, tra le altre cose, nessuno ha mai proposto questo», afferma.

Secondo il referente del Comitato, la proposta riguarda esclusivamente «la possibilità, nei casi di particolare complessità, di avere a disposizione e utilizzare ambienti e modalità educative specifiche, temporanee e funzionali al percorso individualizzato dello studente, senza cancellarne l'appartenenza alla classe e alla comunità scolastica».

Da qui l'appello a concentrare il confronto sulle proposte concrete.

«Confondere deliberatamente, o per superficialità, uno spazio educativo dedicato con una classe differenziale significa falsare il contenuto della discussione», sostiene Monteleone, secondo cui il confronto elettorale dovrebbe concentrarsi sui contenuti e sulle posizioni effettivamente sostenute.

«Noi non proponiamo di separare i ragazzi con disabilità – conclude – proponiamo una scuola che abbia più strumenti per includerli, anche quando la situazione è particolarmente complessa».

Il tema dell'inclusione scolastica entra così nel dibattito politico locale attraverso una proposta che punta, nelle parole del Comitato 594, a coniugare appartenenza alla comunità scolastica, personalizzazione del percorso educativo e attenzione al benessere degli studenti.

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