La lettera della mamma di Seby, ragazzo con disabilità diplomato con 100 e lode e oggi studente di Medicina e Ingegneria Biomedica
Questa è una lettera scritta da una madre reggina che ha scelto di trasformare la propria esperienza in una testimonianza. È il racconto di chi, ogni giorno, vede nell'inclusione non un principio astratto, ma una realtà concreta fatta di diritti, opportunità e relazioni. Le parole di Zaira Nucera nascono dalla storia di suo figlio Seby e dal desiderio di difendere, con forza e dignità, il diritto di ogni ragazzo a sentirsi parte della comunità scolastica e della società.
Caro Generale Vannacci,
parlo a lei, mi rivolgo direttamente alla sua visione di una scuola e di una società che relega i nostri figli in "classi separate". Sono la mamma di un ragazzino disabile. Vorrei invitarla per un solo giorno nella nostra vita, fatta di coraggio, di passi avanti faticosi, di barriere abbattute con le unghie e con i denti. Quella che lei chiama "specializzazione" o "separatezza" per "aiutarli a tirare fuori il meglio", noi la chiamiamo con il suo vero nome: emarginazione, ghettizzazione, un passo indietro di cinquant'anni rispetto alla civiltà e ai diritti conquistati.
In questi anni ho visto la scuola non solo come un luogo di istruzione, ma come il primo vero laboratorio di umanità. Ho visto i compagni di classe di mio figlio imparare l'empatia, la cura, la bellezza della fragilità. Ho visto il bullismo perdere terreno proprio lì dove l'integrazione è diventata normalità, vicinanza, abbraccio quotidiano. Separare i ragazzi disabili significa insegnare agli altri che la diversità è un fastidio da nascondere anziché una ricchezza da accogliere. Significa condannare tutti alla solitudine.
I nostri figli non hanno bisogno di classi speciali per non "ritardare la marcia" degli altri: hanno il diritto di stare nel mondo, a testa alta, con tutti gli altri. Parlo con cognizione di causa, guardando negli occhi mio figlio Seby. Lui è la prova vivente di cosa significhi credere nell'integrazione e rifiutare ogni etichetta limitante.
Seby si è diplomato con 100 e lode al liceo scientifico, è madrelingua inglese ed è attualmente al secondo anno di Medicina e Ingegneria Biomedica (in lingua inglese) in una delle università più ambite d'Italia.
Senza essere di peso a nessuno, anzi: con la sua intelligenza, la sua sensibilità e la sua determinazione, in moltissimi casi è un punto di riferimento e un supporto per i suoi coetanei. Ecco perché le sue parole, Generale, non solo mi offendono come madre, ma dimostrano una totale cecità di fronte alle potenzialità infinite dei nostri ragazzi quando viene data loro la possibilità di correre insieme agli altri, e non chiusi in un recinto. La vera disabilità culturale è la sua, incapace di vedere la bellezza e il valore della vera inclusione.
Ecco perché il voto è importante: votare significa scegliere chi vuole costruire una società aperta, civile e meritocratica, e chi invece vuole riportarci indietro nel buio dei ghetti. Per Seby, e per tutti i ragazzi come lui, io non farò mai un passo indietro.
Un caro saluto Generale dalla Mamma di un ragazzino disabile.
Zaira Nucera