Il presidente Cugliari spiega perché il riordino è importante e replica a Cgil Nazionale e Unindustria Calabria
“Ci sono momenti nei quali una riforma non serve semplicemente a cambiare una norma, ma a riconoscere che è cambiato il mondo. La riforma della legge quadro sull’artigianato rappresenta uno di questi momenti. La norma che ancora oggi disciplina il settore nasce nel 1985. Sono trascorsi più di quarant’anni nei quali sono cambiati i mercati, le tecnologie, i modelli produttivi, il lavoro, la formazione, l’organizzazione delle imprese e soprattutto la dimensione internazionale della competizione”.
Il presidente della CNA Calabria Giovanni Cugliari interviene dopo le recenti polemiche e osservazioni in merito ai possibili contenuti della riforma della legge quadro sull’artigianato. “Oggi un’impresa artigiana può progettare in Italia, utilizzare macchinari digitali e robotizzati, lavorare materiali diversi, collaborare con progettisti internazionali, esportare dall’Europa agli Stati Uniti, dal Medio Oriente all’Asia e continuare ad esaltare il sapere dell’uomo. Questa non è la fine dell’artigianato. È l’artigianato contemporaneo”.
CNA Calabria apprezza la posizione espressa dalla premier Meloni nell’ambito delle celebrazioni per gli ottanta anni dalla nascita della confederazione. “Consentire alle imprese artigiane – spiega Cugliari - di crescere senza perdere automaticamente la propria identità significa finalmente affrontare una questione che il nostro sistema produttivo non può più rinviare”.
“Artigiano non è sinonimo di piccolo. L’artigianalità è un modo di produrre, una cultura dell’impresa, un patrimonio di competenze, conoscenza dei materiali, capacità di personalizzazione e qualità del lavoro. La tecnologia non cancella tutto questo – avverte il presidente -, ma può renderlo più competitivo. Anche assumere nuovi lavoratori non dovrebbe rappresentare una colpa. Se un’impresa passa da dieci a venti, trenta o più collaboratori perché conquista nuovi mercati, investe e crea occupazione, abbiamo raggiunto un risultato che il Paese dovrebbe favorire, non temere”.
Una riflessione ancora più calzante per la Calabria. “La Calabria ha bisogno di imprese che crescono – continua Cugliari -. Non possiamo chiedere alle imprese calabresi di crescere e costruire un sistema che consideri quella crescita come una perdita della loro identità. Dobbiamo creare le condizioni perché una piccola impresa possa diventare più strutturata, assumere, investire ed esportare”.
“La sfida dei prossimi anni non sarà difendere la piccola dimensione. Sarà difendere il sapere artigiano permettendogli di raggiungere una dimensione nuova. Non dobbiamo trasformare gli artigiani in industria, ma - dice il presidente -permettere alle migliori imprese artigiane italiane di diventare più forti senza cancellarne la storia, le competenze e l'identità. La nuova legge dovrebbe partire proprio da qui. Custodire l'identità e liberare la crescita”.
CNA Calabria replica poi a CGIL Nazionale: “Sorprende la richiesta di aprire un confronto, come se quel confronto non fosse già iniziato. Il 6 maggio le organizzazioni dell’artigianato (CNA, Confartigianato, Casartigiani e CLAAI) hanno incontrato CGIL, CISL e UIL e tra i temi affrontati c’erano proprio la riforma della legge quadro, il dumping contrattuale, la rappresentanza e il sistema della bilateralità. Il confronto è necessario, fermare la riforma è un’altra cosa. Significherebbe continuare a governare l’artigianato del futuro con una legge nata oltre quarant’anni fa. Su questo CNA è pronta al confronto con tutti”.
Anche con la Piccola Industria di Unindustria Calabria di cui la Confederazione non condivide le preoccupazioni in merito al numero di addetti: “Quando viene indicata la soglia dei 49 addetti come se rappresentasse indistintamente il nuovo limite generalizzato dell'impresa artigiana, sarebbe utile chiarire a quale testo definitivo della riforma ci si riferisca. Il confronto tra rappresentanze d'impresa – osserva Cugliari - è utile quando aiuta a costruire regole migliori. Lo è molto meno quando il dibattito rischia di concentrarsi su una rappresentazione della riforma, invece che sul suo contenuto effettivo. Industria e artigianato non sono nemici. In Calabria, soprattutto, non possiamo permetterci una guerra tra dimensioni d'impresa”.
“Abbiamo bisogno – conclude - di un sistema produttivo più forte nel quale microimprese, artigiani, piccole industrie e imprese strutturate possano crescere e collaborare”.