Dal 5 al 16 ottobre lezioni, laboratori e vita condivisa trasformano il borgo calabrese in un luogo di incontro e confronto sulla pace
Saranno i ragazzi provenienti da diverse parti del mondo a dare volto alla terza edizione della Summer Peace University (SPU). Dal 5 al 16 ottobre Belvedere Marittimo li accoglierà insieme a docenti, ricercatori e rappresentanti istituzionali. Ognuno porterà esperienze e punti di vista differenti; il confronto prenderà forma nelle lezioni e nei laboratori, ma continuerà anche nelle piazze e nella vita quotidiana del borgo.
Promossa dall’Istituto Calabrese di Politiche Internazionali (IsCaPI) con il Comune della cittadina tirrenica e una rete internazionale di università, la SPU porta un tema che parla al presente: «L’umanità a un bivio: educazione e leadership per una civiltà sostenibile». L’obiettivo è formare le nuove generazioni e i leader di domani, capaci di ascoltare, comprendere le differenze e trovare risposte comuni ai conflitti e alle trasformazioni del mondo.
Il presidente di IsCaPI, Salvatore La Porta, definisce la SPU «un laboratorio di diplomazia concreta». La formula racconta l’ambizione del progetto: offrire ai giovani gli strumenti per affrontare questioni globali e la possibilità di metterli subito alla prova nel rapporto con gli altri. Il coordinamento accademico è affidato a Pavel Malyzhenkov; attorno al programma opera una rete di università che mette in relazione competenze e prospettive di continenti diversi.
Il metodo si chiama Learning by Living, imparare attraverso ciò che si vive. Una discussione avviata in aula può proseguire durante un’attività comune; un tema affrontato con un docente può essere guardato da un’altra prospettiva nel confronto con un coetaneo. Alle lezioni si affiancano la scoperta del patrimonio e delle tradizioni calabresi e le occasioni di incontro con gli abitanti. L’intera comunità di Belvedere è così coinvolta nell’esperienza educativa.
La prima settimana guarderà al Mediterraneo, alle sue tensioni e alle possibilità di cooperazione tra popoli, affrontando questioni come la sostenibilità e la fiducia nelle istituzioni. La seconda allargherà lo sguardo al rapporto tra culture, tecnologia e spiritualità, alle trasformazioni delle democrazie e ai nuovi equilibri internazionali. Sono temi vasti che i partecipanti potranno affrontare partendo da casi, esperienze e domande condivise.
Nei Peace Labs, cuore operativo del programma, i ragazzi lavoreranno su scenari di crisi e trasformazione: analizzeranno problemi, si eserciteranno nella mediazione e proveranno a elaborare soluzioni insieme. Le idee nate nei laboratori saranno portate nei forum pubblici, dove il confronto si aprirà a cittadini, istituzioni e mondo dell’informazione. È un passaggio decisivo: le proposte degli studenti dovranno misurarsi con altre voci e con i bisogni delle comunità.
Anche il giornalismo avrà uno spazio specifico, con incontri dedicati e un press tour che consentirà a giornalisti italiani e internazionali di seguire dall’interno le attività della SPU. La direzione scientifica della Commissione Comunicazione è affidata a Carlo Parisi, direttore responsabile del quotidiano Giornalisti Italia e segretario generale della Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione (Figec). Al suo fianco lavora la giornalista Fabrizia Arcuri, responsabile della Comunicazione e delle Relazioni Pubbliche della SPU.
L’edizione 2026 gode del patrocinio dell’Ufficio in Italia del Parlamento europeo, della Rappresentanza in Italia della Commissione europea e della Regione e Consiglio regionale della Calabria. Si aggiungono il patrocinio della Figec e quello di Giornalisti Italia, che offrirà anche un contributo editoriale. Tra i partner figura inoltre l’associazione Giornaliste Italiane, impegnata nella valorizzazione delle donne nell’informazione, che sostiene l’iniziativa con il proprio patrocinio morale. Durante le due settimane, i rappresentanti istituzionali degli enti patrocinanti e dei partner si alterneranno nei momenti di confronto con i ragazzi.
Il percorso non si esaurirà il 16 ottobre. Le analisi e le proposte elaborate durante la SPU contribuiranno al Libro bianco annuale, destinato a raccogliere raccomandazioni per le istituzioni. Attraverso i Local Peace Projects, i partecipanti saranno poi chiamati a sviluppare entro dodici mesi un’iniziativa legata alle esigenze del proprio territorio. Da questo piccolo paese della Calabria partirà così un messaggio rivolto al mondo: la pace comincia dall’incontro tra culture e prende forza quando le nuove generazioni la trasformano in impegno per le proprie comunità.