Calabria, nuove regole per l'inclusione dei minori stranieri: scuola, CPS e formazione fanno rete

Autore Giorgia Rieto | mer, 07 ott 2026 10:46 | Calabria Scuola Minori-Stranieri

Procedure uniformi in tutta la regione per facilitare l’accesso ai servizi per il lavoro

Un percorso più semplice e coordinato per accompagnare i minori stranieri verso l’istruzione, la formazione e, quando previsto dalla legge, l’inserimento nel mondo del lavoro. È questo l’obiettivo delle nuove istruzioni operative predisposte dalla Regione Calabria per disciplinare la presa in carico dei minori stranieri da parte dei Centri per l’Impiego e l’eventuale accesso ai servizi del collocamento mirato.

L’iniziativa nasce dalla volontà dell’assessore regionale al Lavoro Giovanni Calabrese, del direttore generale del Dipartimento Lavoro, Imprese e Aree Produttive Fortunato Varone e del dirigente del Settore Rete dei Centri per l’Impiego, Servizi al Lavoro e Collocamento Mirato Sergio Tassone, con l’obiettivo di superare quegli ostacoli burocratici che, soprattutto nei casi più complessi, possono rallentare l’accesso ai servizi.

Il nuovo modello punta a mettere in collegamento diversi tasselli: scuola, alfabetizzazione, apprendimento della lingua italiana, formazione professionale, orientamento e politiche attive del lavoro. Un sistema integrato pensato in particolare per i giovani che si trovano in condizioni di maggiore fragilità.

Il collegamento tra CPI e CPIA

La nuova misura si inserisce nel percorso avviato con il Protocollo d’intesa sottoscritto il 30 luglio dalla Regione Calabria e dall’Ufficio scolastico regionale, che ha rafforzato il rapporto tra la rete dei Centri per l’Impiego e i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA).

L’obiettivo è costruire un collegamento stabile tra i diversi servizi territoriali, evitando che un ragazzo possa rimanere “bloccato” tra un ufficio e l’altro per una difficoltà documentale.

«Con questo intervento – dichiara l’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Calabrese – trasformiamo un principio di inclusione in una possibilità concreta. Vogliamo che anche i minori stranieri possano essere accompagnati, nel rispetto delle regole, verso percorsi di formazione, orientamento, autonomia e lavoro».

Per Calabrese, infatti, le procedure amministrative devono rappresentare uno strumento di tutela e non diventare una barriera: «Il nostro obiettivo è fare in modo che le procedure garantiscano i diritti e non diventino barriere, costruendo opportunità reali di integrazione».

Obbligo scolastico, chiarite le competenze

Uno dei nodi affrontati dalle nuove disposizioni riguarda la documentazione relativa all’assolvimento dell’obbligo scolastico. La difficoltà di reperire nell’immediato la documentazione necessaria poteva infatti rappresentare un ostacolo alla presa in carico da parte dei servizi per il lavoro.

Le nuove istruzioni stabiliscono con maggiore chiarezza le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti.

Al Centro per l’Impiego spetta l’accertamento dell’età del minore attraverso il permesso di soggiorno o altra documentazione equipollente. Il CPI, invece, non è chiamato a verificare direttamente l’avvenuto assolvimento dell’obbligo scolastico.

Nel caso di minori inseriti nel sistema di accoglienza, il Centro per l’Impiego dovrà verificare il formale inserimento del ragazzo nel percorso previsto.

«Abbiamo voluto affrontare un problema molto concreto – spiega il direttore generale Fortunato Varone – partendo da un principio semplice: una difficoltà amministrativa non può trasformarsi in una barriera all’inclusione».

Le nuove procedure, aggiunge Varone, puntano a rendere più chiari i compiti dei diversi soggetti e a creare «un unico percorso» capace di collegare scuola, formazione e servizi per il lavoro.

DID e Patto di servizio

Le istruzioni definiscono anche le modalità per il rilascio della Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID), nei casi in cui ciò sia consentito dalla normativa.

Vengono individuati i documenti necessari e le modalità attraverso cui attestare l’inserimento del minore in un percorso scolastico, presso un CPIA, in un percorso di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) o in un altro percorso formativo previsto dall’ordinamento.

Particolare attenzione è riservata anche ai minori stranieri accompagnati. In questi casi è previsto il coinvolgimento del genitore o del soggetto che esercita legalmente la responsabilità sul minore.

Le disposizioni riguardano i ragazzi che abbiano raggiunto l’età prevista per l’accesso ai servizi per il lavoro, individuata in via generale nei 16 anni per il rilascio della DID e la stipula del Patto di servizio, fatte salve le specifiche eccezioni previste dalla normativa.

Referenti nei Centri per l’Impiego e nuova modulistica

Il prossimo passaggio sarà quello della piena attuazione del nuovo modello organizzativo. La Regione Calabria procederà infatti all’individuazione di specifici referenti presso i Centri per l’Impiego, alla pubblicazione della modulistica dedicata sul sito istituzionale e all’attivazione di appositi spazi all’interno del Sistema Informativo Lavoro (SIL).

Un passaggio destinato a rendere operative le nuove procedure e, soprattutto, a garantire che le modalità di presa in carico siano omogenee su tutto il territorio regionale.

«Con queste indicazioni – sottolinea il dirigente Sergio Tassone – mettiamo a disposizione dei Centri per l’Impiego strumenti operativi chiari e condivisi».

L’obiettivo, spiega Tassone, è evitare differenze nelle procedure tra i diversi territori e rafforzare il collegamento tra istruzione, formazione e politiche attive del lavoro, «accompagnando ogni ragazzo verso il percorso più adeguato».

Una rete per evitare nuove barriere

Il progetto punta dunque a consolidare una rete territoriale integrata nella quale Centri per l’Impiego, CPIA, sistema dell’accoglienza e servizi formativi possano operare in modo coordinato.

La sfida non è soltanto amministrativa. Dietro la definizione di procedure uniformi c’è infatti l'obiettivo di costruire un percorso progressivo che parta dall'apprendimento della lingua e dall'istruzione e arrivi, dove possibile, alla formazione professionale, all'acquisizione di competenze, all'autonomia e all'inserimento lavorativo.

Per i minori stranieri, spesso alle prese con percorsi personali e amministrativi complessi, l'intento della Regione è quindi quello di fare in modo che documenti mancanti, passaggi burocratici o competenze non chiaramente definite non si trasformino in un ulteriore ostacolo all'inclusione.

Il nuovo modello calabrese mette così al centro una concezione dei servizi pubblici come rete: non più interventi separati, ma un percorso coordinato capace di accompagnare i giovani passo dopo passo, dalla scuola alla formazione e, quando ne ricorrono le condizioni, verso il lavoro e una maggiore autonomia personale.


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