Interessante workshop allo Spazio Open di Reggio Calabria tra architetture incompiute e diffusa cementificazione
Il progetto fotografico "Un paesaggio di colore arancio", realizzato da Alessandro Mallamaci tra il 2015 e il 2022, è stato al centro del workshop svoltosi allo Spazio Open di Reggio Calabria. L'evento ha offerto uno spunto di riflessione sul cantiere inteso non più come fase transitoria, ma come condizione cronica del paesaggio urbano e sociale della città. Attraverso l'obiettivo di Mallamaci, il paesaggio urbano reggino emerge come un susseguirsi di trasformazioni sospese, architetture incompiute e una diffusa cementificazione.
L'incontro ha visto confrontarsi diversi specialisti che hanno analizzato il legame tra cantieri, ipercementificazione e degrado urbanistico, proponendo possibili vie d'uscita. Alberto Ziparo, professore di Urbanistica, ha sottolineato come il cantiere rappresenti un pretesto per "discutere, criticare e superare auspicabilmente l'ipercementificazione che significa degrado ambientale e sociale della città". Ha inoltre evidenziato l'urgenza di un cambio di rotta alla luce della crisi climatica: "Il cemento, che doveva essere il simbolo dello sviluppo del Novecento, è diventato uno dei peggiori nemici". Ziparo ha proposto la "decementificazione" e il riuso dell'esistente come strategie per ridare respiro alla città, contrastando gli "sviluppi fantasmagorici sulle coste" che andrebbero invece tutelate e rafforzate.
Alberto Gioffrè, consigliere nazionale Club UNESCO, ha portato l'attenzione sulla percezione del "non finito", ricordando i "lunghi argini che ci sono stati per la realizzazione della copertura della linea ferrata in via Marina", un'opera durata dieci anni e ora conclusa. Tuttavia, ha rimarcato come spesso ci si dimentichi dei fastidi e delle difficoltà passate una volta che il risultato finale, "fortunatamente sempre bello", è stato raggiunto.
Infine, il fotografo Alessandro Mallamaci ha illustrato la genesi del suo progetto, nato dall'osservazione del suo archivio fotografico e dalla ricorrente presenza della "rete arancione dei cantieri". Questa constatazione lo ha portato a interrogarsi sulle diverse accezioni del termine "cantiere" a Reggio Calabria: da quelli che durano decenni a quelli che aprono e chiudono ciclicamente, fino alle case multipiano con un solo piano abitabile o a quelle ultimate ma dall'aspetto di un cantiere. "Quante accezioni ha la parola cantiere nella nostra città e perché il nostro paesaggio ha questo aspetto?", è l'interrogativo che ha guidato la sua ricerca, invitando a una riflessione profonda sul rapporto tra tempo, attesa e costruzione dello spazio contemporaneo.