Emergenza dialisi a Reggio Calabria, Falcomatà: «Crisi nota da anni, ora servono risposte concrete»

Autore Giorgia Rieto | lun, 12 ott 2026 13:02 | Dialisi Falcomatà Regione-Calabria

Il consigliere regionale del Pd chiede alla Regione e all’Asp di individuare le responsabilità dei ritardi e accelerare l’aggiornamento della rete nefrodialitica

La crisi della rete nefrodialitica nell’area metropolitana di Reggio Calabria era nota da anni, ma nonostante le criticità segnalate e le richieste di intervento formalizzate dagli organismi sanitari, non è ancora arrivata una soluzione strutturale. A riaccendere l’attenzione sull’emergenza è Giuseppe Falcomatà, consigliere regionale del Partito Democratico, che chiede alla Regione Calabria e all’Asp di fare chiarezza sulle responsabilità dei ritardi e di garantire tempi certi per il potenziamento del servizio.

Al centro della vicenda c’è la sospensione dei trattamenti dialitici finora assicurati dal Centro San Giorgio di Pellaro, una situazione che rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà dei pazienti costretti a ricorrere a turni prolungati, anche notturni, per sottoporsi a una terapia indispensabile alla loro sopravvivenza.

«Da tempo Asp e Regione conoscevano lo stato di crisi del sistema di assistenza dialitica dell’area metropolitana di Reggio Calabria», sottolinea Falcomatà, evidenziando come le criticità fossero già documentate negli atti ufficiali. Una condizione che, secondo il consigliere dem, avrebbe dovuto portare a interventi tempestivi per evitare che a pagare le conseguenze delle mancate decisioni fossero soprattutto i pazienti e gli operatori sanitari.

Una carenza di posti segnalata già nel 2018

La ricostruzione parte dal 2018, quando l’Asp di Reggio Calabria aveva quantificato in 29 posti dialisi aggiuntivi il fabbisogno necessario per rispondere alle esigenze del territorio. Nel 2020, dopo l’intervento del Tar, un commissario ad acta aveva inoltre adottato un provvedimento per definire la rete nefrodialitica dell’Area Sud della Calabria.

Negli anni successivi, le criticità del sistema sarebbero state nuovamente riconosciute dagli stessi organismi sanitari, insieme alla necessità di una riorganizzazione del servizio. Un quadro che, per Falcomatà, dimostra come l’emergenza attuale non fosse imprevedibile, ma rappresenti piuttosto il risultato di una programmazione che non è riuscita a tradursi in risposte adeguate.

Un passaggio significativo risale al febbraio 2025, quando l’Asp di Reggio Calabria e il Grande Ospedale Metropolitano, al termine di un confronto tra i rispettivi vertici sanitari, hanno trasmesso alla Regione una richiesta congiunta per aggiornare la rete nefrodialitica dell’Area Sud, prevedendo 38 posti dialisi aggiuntivi rispetto a quelli esistenti.

«Il problema era noto, la carenza riconosciuta dagli stessi vertici sanitari ed era stata formalmente avanzata una richiesta per incrementare i posti disponibili», osserva il consigliere regionale, chiedendo perché, nonostante questi passaggi, non si sia ancora giunti a una soluzione definitiva.

Il nodo della programmazione e il ruolo degli ospedali

Falcomatà richiama anche le indicazioni contenute nel Dca n. 103 del 2023, che distinguono le funzioni degli ospedali, chiamati a gestire le emergenze e i casi più complessi, da quelle delle strutture territoriali, destinate a garantire l’assistenza ai pazienti cronici.

Una distinzione che assume particolare rilevanza nel caso della dialisi, trattamento che deve essere effettuato più volte alla settimana e che non può essere rinviato senza mettere a rischio la salute delle persone interessate.

«Un paziente dializzato deve sottoporsi alla terapia più volte alla settimana, per tutta la vita. Non può scegliere di rimandarla, né può permettersi di rinunciare alle cure», afferma Falcomatà, sottolineando come turni notturni e orari estenuanti finiscano per aggiungere ulteriori difficoltà a una condizione già complessa.

Il consigliere riconosce l’importanza della soluzione temporanea prospettata dai vertici del Grande Ospedale Metropolitano, anche grazie alla mediazione del prefetto Clara Vaccaro, ma insiste sulla necessità di superare la fase emergenziale attraverso interventi strutturali.

Resta inoltre da chiarire, secondo Falcomatà, perché il decreto che avrebbe dovuto aggiornare la rete nefrodialitica, predisposto dal Dipartimento regionale sulla base della documentazione disponibile, non sia stato portato a compimento e quali ostacoli ne stiano impedendo l’attuazione.

Falcomatà chiama in causa Occhiuto: «Non ci sono più giustificazioni»

L’appello è rivolto direttamente al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, affinché si arrivi rapidamente a una decisione definitiva.

«Non ci sono più giustificazioni per rinviare. La Regione conosce questa vicenda da anni e oggi ha tutti gli elementi per intervenire», dichiara il consigliere del Pd, precisando che le questioni amministrative e giudiziarie devono essere affrontate nelle sedi competenti e non possono tradursi in ulteriori attese per i malati.

Falcomatà annuncia infine l’intenzione di promuovere iniziative in Consiglio regionale per ottenere chiarimenti sui ritardi e individuare il percorso più rapido per rendere operativo l’aggiornamento della rete nefrodialitica.

L’obiettivo, conclude, deve essere quello di assicurare un numero sufficiente di postazioni e un’assistenza adeguata, mettendo fine a una situazione che coinvolge direttamente il diritto alla salute di decine di pazienti del territorio reggino.



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