Scuola, il ritratto smarrito e la piazza dei ragazzi​​​​

Autore Giorgia Rieto | gio, 29 ott 2026 08:03 | Scuola Diego-Fortugno

I giovani restano soli, ancora una volta, e nessuno ne parla

“Non respira, non conta più nulla, arranca, è povera, marginalizzata, i suoi edifici crollano, i suoi insegnanti sono umiliati, frustrati, scherniti, i suoi alunni non studiano, sono distratti o violenti, difesi dalle loro famiglie, capricciosi e scurrili, la sua nobile tradizione è decaduta senza scampo…”. Comincia così L’ora di lezione di Massimo Recalcati, con il ritratto di una Scuola che sembra non riconoscere più se stessa: delusa, afflitta, colpevolizzata e ignorata da governi che hanno tagliato le risorse e smesso di credere nel valore della cultura e della formazione.

C’è stato un tempo in cui bastava che un insegnante entrasse in classe perché calasse il silenzio, e in cui era sufficiente che un padre alzasse la voce per incutere nei figli un rispetto misto a timore. Quel tempo non c’è più. Forse è in questo ritratto che vanno cercate le ragioni per cui oggi gli studenti scendono in piazza, mentre la politica si rifugia in una legiferazione improvvisa e imprudente, utile soltanto a distrarre dal problema vero.

La situazione italiana è ormai esplosiva, per usare la parola scelta di recente dal professor Tito Boeri, già presidente dell’Inps: proteste di piazza e conflitto sociale in crescita. I giovani, sempre meno numerosi (secondo gli Indicatori demografici dell’Istat, la popolazione al 1° 2026, fino a 14 anni conta 6 milioni 852mila persone, l’11,6% del totale- quota più bassa dell’Unione europea), guardano ciò che li circonda: genitori che protestano, nonni con pensioni erose dall’inflazione, il caro carburanti, il caro energia, il caro vita. A questo si aggiungono i costi sempre più proibitivi dell’università, con gli affitti per i fuorisede a fare da barriera. Davanti a loro c’è un futuro incerto, che rischia di spegnere ogni speranza. Quell’ascensore sociale che la Scuola ha il dovere di tenere in funzione oggi, forse, non apre nemmeno più le porte.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza avrebbe potuto rappresentare un’occasione straordinaria per ripensare gli edifici scolastici, intervenendo non soltanto sulla sicurezza e sull'efficienza energetica degli edifici, ma anche sulla qualità pedagogica, architettonica e sociale degli ambienti di apprendimento. Le ricerche dell'INDIRE e gli studi internazionali dimostrano, infatti, come l'organizzazione e la qualità degli spazi possano incidere significativamente sui processi educativi e sul benessere degli studenti. Tuttavia, nonostante l'entità degli investimenti, i risultati appaiono ancora parziali e territorialmente disomogenei. Il rapporto Ecosistema Scuola 2026 di Legambiente evidenzia ritardi nell'attuazione di diversi interventi finanziati dal PNRR (solo il 2% delle nuove scuole è stato ultimato) e il permanere di diffuse criticità strutturali, particolarmente rilevanti nel Mezzogiorno.

Ma la sfida non può limitarsi alla costruzione o alla riqualificazione degli edifici: occorre ripensare la scuola come infrastruttura sociale, capace di accogliere bambini e adolescenti anche oltre l'orario curricolare, attraverso attività culturali, sportive, laboratoriali e aggregative nei pomeriggi, nei fine settimana e durante l'estate. Come evidenziato dalle ricerche di Openpolis e Con i Bambini del 2026, la presenza di scuole aperte e accessibili rappresenta una risorsa per contrastare la povertà educativa, rafforzare le comunità e offrire opportunità nei territori maggiormente esposti alla marginalità sociale (dai dati della stessa ricerca, a Reggio Calabria meno del 10% degli alunni delle primarie statali frequenta una scuola a tempo pieno, contro oltre l’85% di Milano, Firenze, Torino e Roma).

Intanto i giovani restano soli, ancora una volta, e nessuno ne parla. I media, come i politici, si concentrano sulle devastazioni, che meritano ferma condanna, ma trascurano il disagio vero e le tante manifestazioni pacifiche: studenti abbracciati dai propri docenti e affiancati da una cittadinanza sempre più consapevole di quanto sia incerto il loro futuro. 

Eppure, se la Scuola è lo specchio di un Paese, il ritratto che Recalcati ci consegna riguarda tutti noi, e la piazza è il modo in cui i ragazzi ci chiedono di guardarlo. Come scrisse James Freeman Clarke, un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni. Una massima che l’Italia ha spesso attribuito ad Alcide De Gasperi, e che oggi suona come un invito a scegliere da che parte stare.

Dr. Fortugno Diego
PhD in Environmental Engineering

AGRARIA Department - "Mediterranea" University of Reggio Calabria 

Aggiornamenti e notizie