Marina di Gioiosa Ionica ha ospitato agronomi, cooperative locali e produttori per unire le due sponde del Mediterraneo
Un percorso di solidarietà e cooperazione che unisce le due sponde del Mediterraneo ha fatto tappa in diversi centri calabresi e della provincia di Reggio Calabria, approdando a Marina di Gioiosa Ionica nell’ambito dell'iniziativa "Olivi, cultura di pace". L'incontro ha riunito agronomi, cooperative locali e produttori giunti dalla Palestina con l'obiettivo di costruire una rete economica e produttiva capace di tutelare il lavoro agricolo e i territori.
Al centro del confronto vi sono state le crescenti difficoltà e gli ostacoli che i coltivatori palestinesi affrontano quotidianamente nella raccolta delle olive in Cisgiordania. La presenza della delegazione, rappresentata tra gli altri dall'agronomo Ashraf Taha dell'organizzazione palestinese PARC, punta a «conoscere altre cooperative che lavorano con l'olio e creare alleanze per poter cooperare in futuro», valorizzando un gemellaggio che trova radici «nella solidarietà in questa fase di attacco all'olivicoltura in Palestina».
A supportare il progetto è la ong italiana ACS, impegnata in azioni concrete sul campo. Il presidente dell'associazione, l'agronomo Nicola Manno, ha ricordato come l'impegno sia rivolto non solo «alla sensibilizzazione e alla denuncia», ma soprattutto «alla raccolta fondi per piantare ulivi di varietà locali acquistati presso vivai in Cisgiordania, che permettono agli agricoltori di recuperare gli oliveti danneggiati durante l'occupazione».
Un ponte di vicinanza e supporto attivo raccolto dalle realtà del territorio, come evidenziato da Maurizio Zavaglia, presidente della cooperativa sociale "Nelson Mandela": «Cerchiamo di costruire nel nostro piccolo, nel vissuto quotidiano, percorsi di speranza, di pace, di non violenza, di tutela e di sviluppo delle comunità locali. In questo caso ad essere messe sotto attacco sono le libertà, la dignità e la stessa esistenza in vita delle popolazioni nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania». Attraverso la salvaguardia dell’ulivo, simbolo identitario e universale di convivenza, la cooperazione tra comunità rurali si conferma così un presidio fondamentale di resilienza e dignità.