Nonostante le segnalazioni, non risulta nessun atto concreto degli Enti preposti.
«Il torrente Oliveto, a Lazzaro, mantiene un alto indice di pericolosità nel disinteresse totale». È quanto si afferma in una nota dell'Associazione Nazionale di Ispirazione Cattolica per i Diritti di Cittadinanza.
«Nonostante la segnalazione alla Prefettura che - si legge -, per parte sua, lo scorso 31 maggio ha indirizzato una nota al Sindaco del Comune di Motta SG, al Dirigente del Dipartimento Infrastrutture Lavori Pubblici, Mobilità della Regione Calabria e al Dirigente Settore 10 - Pianificazione -Valorizzazione del Territorio, Leggi Speciali della Città Metropolitana di Reggio Calabria, non risultano adottati concreti interventi per la messa in sicurezza del torrente Oliveto ovvero per tutta la sua lunghezza, da Motta fino a mare e dei bacini idrografici di Vena e Scillupia che presenterebbero seri pericoli per la popolazione, né risultano eseguiti e/o programmati interventi strumentali per la bonifica dei tratti interessati dai rifiuti speciali di diversa tipologia anche pericolosi. Non si hanno notizie - prosegue ancora la nota - circa la progettazione riguardante lo spostamento dall’alveo fluviale dei pozzetti e della rete fognaria acclusa la stazione di pompaggio delle acque reflue situata in alveo nell’area lato mare del ponte ferroviario e varie tubazioni collocate anche nell’impalcato del ponte stradale».
Pertanto, l'ANCADIC ha specificato che è stata rinnovata la richiesta per sapere se siano stati richiesti e concessi i relativi finanziamenti ritenuti necessari per la messa in sicurezza del Torrente Oliveto, «il tutto onde evitare - conclude la nota - ulteriori tragiche conseguenze che ogni anno si ripetono in varie Regioni del nostro Paese, per ultimo la tragedia delle Marche, dalle quali tragedie non si trae insegnamento, non si tiene conto che le violente acque possono provocare ingenti e irreparabili danni in assenza di reali misure di sicurezza».