La querelle sul progetto di restyling di piazza De Nava non accenna a placarsi. Sull'argomento, torna ancora una volta la Fondazione Mediterranea che, in una nota, cita la dichiarazione della Società Italiana dei Territorialisti che, con toni decisi, si è pubblicamente espressa contro la demolizione di piazza De Nava voluta dalla Soprintendenza.
«Questa risoluta presa di posizione - afferma la Fondazione - segue, ma non è certamente in seconda fila, alle variegate critiche poste da rinomate associazioni ambientaliste nazionali (Fai, Legambiente, Italianostra, ecc). Insomma, tranne l'incauta uscita di alcuni vertici locali del Tci, peraltro contestata dalla base associativa e per nulla razionalmente motivata, e qualche isolata voce professionale in palese conflitto di interessi, sembra che il progetto di demolizione di piazza De Nava per creare uno "spazio aperto" in cui tenere "mostre ed eventi folkloristici" non piaccia a nessuno».
La Fondazione guidata dal presidente Vincenzo Vitale, mette in evidenza come la quasi totalità delle associazioni reggine si sia detta contraria alla demolizione della piazza e che nel corso dell'ultima assemblea della Consulta della Cultura, su trecento partecipanti solo uno è stato favorevole alla demolizione. Una tendenza riscontrabile anche nella maggioranza dei cittadini reggini e che è stata abbracciata anche dal Consiglio Comunale di Reggio Calabria che, circa un anno fa, ha espresso un sostanziale parere contrario.
«Questa demolizione la vuole solo la Soprintendenza - rincara la nota -, che agisce in palese disaccordo con i dettami del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (art. 10 della legge n. 137 del 6 luglio 2002) e sostanzialmente tradisce la sua mission, peraltro rifiutando qualsiasi forma di confronto».
A questo punto, la Fondazione Mediterranea attacca frontalmente la politica reggina. «Una sponda politica ci deve pur essere ed è di chiarezza lapalissiana quale possa essere. Basta dare un sommario sguardo ai pareri positivi dei tecnici del Comune e della Città Metropolitana - prosegue -, quando questi rispondevano a un unico vertice. Una questione tanto complessa e urbanisticamente importante per la città liquidata senza un commento che non fosse altro che un copia e incolla di brani del progetto preliminare. Va da sé che non c'è stata nessuna analisi ma un'accettazione supina e acritica dell'input politico».
«Il progetto demolitivo - conclude la nota - va quindi avanti senza che nessuno, al di fuori dei progettisti della Soprintendenza, se ne prenda la responsabilità e, a danno fatto, nessuno se ne assumerà la paternità politica. I fatti, però, sono fatti e si sa chi sono i burattini e, soprattutto, chi è il burattinaio: colui che "la nuova piazza De Nava" aveva citato nel suo programma elettorale».