Un legame indissolubile quello tra la Città e la sua Patrona che passa attraverso questo cappuccino
Inizia questa domenica 22 gennaio la settimana dedicata alla
commemorazione di fra Gesualdo Malacrinò all’Eremo della Madonna della
Consolazione (scarica il pdf). Nato il 18 ottobre 1725 a Nasiti sulle colline
reggine, da una famiglia semplice, sin da piccolo è innato in lui un amore
profondo verso la Vergine.
È quando incontra due frati stanchi ma felici che salgono verso il Santuario che in lui però nasce la vocazione. Inizia così il suo percorso spirituale che lo porterà prima al convento dei Cappuccini di Fiumara di Muro e poi a diventare sacerdote nel 1748.

Ben presto la gente conosce e ama questo frate che non si
risparmia tra i malati, i bisognosi, gli inascoltati. È lì accanto a tutti, con
le sue preghiere e benedizioni. Sebbene ne abbia tutti i titoli rifiuta di
diventare vescovo di Martorano nel 1792 per rimanere nella sua terra. Sente
essere un’altra la sua missione.
«Andate da Maria, le sue grazie sono sicure» una delle sue frasi più celebri. Con questo stesso fervore e affidamento, le cronache del tempo raccontano di quando dopo la sua benedizione in piazza durante la carestia, nelle acque dello Stretto apparvero le navi cariche di grano.

Non un caso che l’immaginetta devozionale alla Madonna della
Consolazione porti sul retro la sua figura. È questo piccolo frate della regola
francescana, che ai tempi in cui venne soppresso il convento riesce a riportare
la Sacra Effige all’Eremo. Guardiano per ruolo ma anche per missione della
devozione reggina alla Mamma della Consolazione.
Morì all’Eremo il 28 gennaio 1803. Il vescovo volle che i funerali si svolgessero al Duomo, ali di folla riportarono a casa la sua salma come nella processione di settembre. La sua fama di santità crebbe giorno dopo giorno. E nel 1972 con papa Giovanni Paolo II si è conclusa la causa di beatificazione che lo ha dichiarato venerabile.

La sua tomba che ne raccoglie le spoglie mortali si trova
sulla destra appena entrati nel santuario. Di lui i frati nei secoli sono
riusciti a conservare insieme a due sue lettere e alla croce che portava sempre
con sé, il lenzuolo sul quale fu adagiato il corpo esanime e il bastone che
ormai anziano usava per camminare.
Quest’ultimo, usato dai frati insieme al lenzuolo per chi ha
bisogno di una benedizione speciale, proprio quest’anno è stato portato in
Vaticano per mettere i sigilli. La città aspetta di poterlo invocare Santo.