La riflessione del professor Domenico Gattuso dell'Università Mediterranea
di Domenico Gattuso* - Ogni tanto qualche
protagonista del mondo politico ripropone interventi miracolistici sul sistema
delle infrastrutture che dovrebbero risolvere i problemi di sviluppo del Sud.
Si torna oggi a parlare di ponte sullo Stretto e si disegna una nuova linea
ferroviaria ad alta velocità attraverso le montagne dell’Appennino calabro. Si
propongono qui alcune riflessioni nell’intento di contribuire a fare chiarezza
su alcuni temi attinenti alle politiche dei trasporti in Calabria.
1.
Questione
trasporti sullo Stretto
Sono anni che si discute di attraversamento stabile,
senza progressi. I tempi di dilatano, e non si adotta neppure la soluzione più
ovvia, più abbordabile in termini tecnici, meno costosa, fattibile in tempi
brevi, ovvero il potenziamento dei servizi di trasporto marittimo. Questa
soluzione si fonda sul potenziamento della flotta navale (traghetti a doppio
portellone, moderni catamarani), sull’aumento delle frequenze di esercizio,
sulla riduzione drastica delle tariffe, sull’adeguamento degli approdi portuali
e delle vie di accesso per migliorare l’accessibilità e l’intermodalità. Essa presuppone
che lo Stato smetta di lasciare campo libero agli operatori privati, attivi gli
investimenti dovuti e persegua una politica improntata all’equità sociale. Le
tariffe attuali per attraversare lo Stretto sono inique e di molto superiori a
quelle di servizi traghetto in altre parti d’Europa assimilabili. I cittadini
in transito sullo Stretto in auto sono costretti a pagare delle tariffe dell’ordine
di 40-60 € per pochi km di viaggio all’interno dell’area metropolitana. Se si
applicasse tale logica in tutta Italia, si dovrebbe far pagare anche nelle
grandi aree urbane come Roma, Milano, Napoli, un pedaggio analogo per poter
passare da una parte all’altra della città; invece milioni di cittadini usano
la metro spendendo pochi spiccioli; ed i rilevanti disavanzi di gestione delle loro
aziende di trasporto pubblico sono pagati dallo Stato. A maggior ragione, su un
ambito territoriale come l’Area Metropolitana dello Stretto dovrebbero essere
assicurati un regime di continuità territoriale, con servizi passeggeri di trasporto
pubblico locale marittimo e servizi di traghettamento veicoli con tariffe paragonabili
al pedaggio autostradale (dell’ordine di 0,20 €/Km) come nel resto d’Italia.
I vantaggi della soluzione alternativa al ponte sarebbero
tanti: operatività immediata, impatto ambientale e rischi pressoché nulli,
flessibilità di esercizio in rapporto alla domanda di trasporto, occupazione
continua per un gran numero di addetti all’esercizio e alla manutenzione,
integrazione reale dell’Area Metropolitana, crescita sostanziale dei traffici e
dell’economia locale.
Il Premier Monti nel 2013 aveva chiuso la partita sul
progetto del ponte, liquidando la società Stretto di Messina. A parte il costo
elevatissimo dell’opera (dell’ordine dei 10 Miliardi €) ed i rischi di tenuta
strutturale (esperti di settore ritengono ancora oggi strutturalmente irrealizzabile
il progetto a campata unica con strada e ferrovia, lungo 3,3 km), si prendeva
atto della non fattibilità anche dal punto di vista economico-finanziario. Oggi
l’opera viene riproposta per ragioni di natura ideologica o per favorire lobby
speculative insaziabili. Non tutti i cittadini sono consapevoli che qualora si
realizzasse il ponte, le tariffe sarebbero comunque pari a quelle navali e
andrebbero a costituire profitto per potenziali concessionari privati, a
scapito del bene pubblico. E non tutti sanno che non c’è copertura finanziaria
per la realizzazione del ponte, neppure nel PNRR.
2. Nuovi scenari per le ferrovie
Le ferrovie sono cruciali per il trasporto di merci e
persone. Purtroppo l’approccio di governo in questo campo è inaccettabile. Da
decenni l’attenzione è rivolta quasi esclusivamente alle Ferrovie ad Alta Velocità
(FAV), secondo una logica di corridoio; su scala regionale si assiste invece ad
un impoverimento diffuso dei servizi. È sufficiente osservare la disorganica e
distorta distribuzione degli investimenti per comprendere come si continui a
privilegiare il Centro-Nord Italia, si prediligano infrastrutture molto costose
come FAV e autostrade caratterizzate da rilevanti opere d’arte, spesso a
dispetto delle reali esigenze del territorio.
Oggi viene proposta da FS e autorità di governo una nuova
FAV da Salerno a Reggio Calabria su un percorso interno distaccato dalle coste,
con gallerie e viadotti arditi, addirittura più lungo di 50 km rispetto
all’attuale linea tirrenica, dal costo stratosferico di 23 Miliardi €. A mio
avviso si tratta di un’altra chimera per gettare fumo negli occhi alla
popolazione, atteso che tale progetto è discutibile sotto diversi punti di
vista e non ha alcuna copertura finanziaria. In effetti, nel contesto del PNRR
e del Piano Complementare, gli investimenti di competenza del Ministero delle
Infrastrutture sono pari a 61,4 Miliardi €, ma nella lista non c’è quasi nulla
per la Calabria.
Eppure sono anni che la comunità calabrese rivendica
un piano di grande respiro che contempli un insieme articolato di interventi
sul sistema della mobilità (infrastrutture e servizi) spazialmente distribuiti,
piuttosto che mega-opere concentrate ed esageratamente costose. Sarebbe certamente
meglio puntare sul potenziamento delle infrastrutture esistenti e sul
miglioramento dei servizi per rendere appetibile il treno, alleggerendo così
anche il traffico stradale. Oggi risulta impossibile andare in treno dalla
Sicilia alla Puglia, mentre fra Roma e Bologna corrono centinaia di treni al
giorno, con velocità media dell’ordine di 170 km/h; fra Reggio Calabria e Roma
i treni di qualità sono pochissimi e si viaggia a 75 km/h. I treni regionali
poi sono da incubo e le politiche di settore hanno condotto i servizi al
disastro. Come si fa ad
accettare questo permanente ed assurdo squilibrio negli investimenti, in
contrasto con gli obiettivi e le strategie dichiarate di riequilibrio territoriale
(a vantaggio del Sud) e di riequilibro modale (a favore del treno)?
Suggeriamo al Ministro quelli che sono in realtà gli obiettivi prioritari per la
Calabria:
- l’acquisto di nuovo materiale rotabile (treni regionali e treni a lunga
percorrenza) come avviene da tempo per altre regioni d’Italia;
-
il recupero dei servizi a media e
lunga percorrenza, falcidiati negli anni da una politica miope e
antimeridionalista, a vantaggio del trasporto privato su gomma; ed in
particolare: treni Intercity sull’itinerario ionico Reggio Calabria-Bari e
lungo il corridoio Ionico-Adriatico; treni rapidi sulla dorsale tirrenica,
aumentando significativamente la frequenza dei treni che consentono di raggiungere Roma da Reggio
Calabria in circa 4 ore e mezza (attualmente sono operative solo 2 coppie giornaliere di Frecce);
-
il ripristino di Treni Notte,
lungo le due direttrici tirrenica e ionico-adriatica verso il Nord Italia e dei
treni con auto al seguito, favorendo il trasferimento modale dalla strada alla
ferrovia;
-
la predisposizione di un servizio
di assistenza a prenotazione per rendere realmente accessibile il treno a
persone con disabilità o in carrozzina.
Sarebbe opportuno inoltre attuare le misure previste
nell’Accordo di Programma firmato da Governo, RFI e Regione Calabria nel 2017
(ben 5 anni fa), per il potenziamento della linea ferroviaria e dei servizi
sulla costa ionica (rango C), recuperando 500 Milioni € che erano stati
stanziati e che, ironia della sorte, sono maleficamente scomparsi. Il costo di un treno regionale è
dell’ordine di 5 Milioni €; 1 km di linea ad
Alta Velocità in Italia ormai supera i 50 Milioni €.
In altri termini preferiremmo 10 treni utili piuttosto che 1 km di
infrastruttura esagerata. A Reggio Calabria si producono treni e metropolitane
di elevata qualità per il mondo intero; perché mai nessuno di essi è destinato
alla nostra regione?
3. Priorità per i trasporti in
Calabria
Sarebbero tanti gli interventi necessari ed utili da
proporre nel campo dei trasporti per la
Calabria, in alternativa alle banali opere-chimere. Eccone una lista, di piccola
e media dimensione, ma significativi per gli effetti positivi che potrebbero
innescare, anche in termini occupazionali:
·
Rete di percorsi pedonali in contesto urbano e nelle
aree interne (cammini, sentieri);
·
Interventi per la mobilità delle persone con
disabilità e in bicicletta;
·
Potenziamento del trasporto pubblico urbano e
regionale (FS e FC);
·
Potenziamento del trasporto ferroviario;
·
Elettrificazione dell’intera linea
ferroviaria ionica;
·
Potenziamento dei porti (turistici e commerciali) e
dei servizi connessi;
·
Potenziamento dei servizi di trasporto aereo ed
autonomia gestionale dei aeroporti;
·
Completamento dell’Autostrada A2 (mancano 70 km
all’appello);
·
Miglioramento e messa in sicurezza della viabilità
delle aree periferiche, collinari e montane;
·
Adeguamento strutturale e funzionale di arterie primarie
come SS106 e SS108;
·
Completamento delle numerose infrastrutture incompiute;
·
Nuove arterie tangenziali di Reggio Calabria e di
Crotone;
·
Sistema di nodi di trasporto merci e servizi di
logistica;
·
Infrastrutture e mezzi moderni per la protezione
civile;
·
Tecnologie per il monitoraggio e il controllo avanzato
dei traffici.
Il costo di tali opere risulta di gran lunga più
contenuto rispetto al ponte e alle FAV; e si tratta di opere fattibili in pochi
anni con ricadute positive immediate sul territorio e la comunità.
4. Rispondere alle esigenze della
comunità
La nostra gente non accetta più illusioni o prese in giro. Chiede
interventi concreti per migliorare una condizione dei trasporti divenuta
insostenibile. Un esempio è rappresentato dalle misure operative in tema di
trasporto ferroviario regionale. Le autorità di governo e delle ferrovie purtroppo
continuano a sbagliare, con scelte unilaterali a danno della popolazione: inopportuni ed esagerati aumenti tariffari, modifica peggiorativa del
programma di esercizio invernale, sottovalutazione delle esigenze manifestate
dai pendolari, inadeguata dotazione di treni di qualità. Il Contratto di
servizio, stipulato fra Trenitalia e Regione Calabria, risulta insoddisfacente
per la comunità, considerato il modesto e decrescente impegno di risorse
destinato alle ferrovie regionali. I pendolari vivono quotidianamente
situazioni di disagio anche in ragione della fragilità della rete ferroviaria e
di un parco veicolare vetusto e soggetto a frequenti guasti. Non di rado si
assiste a fenomeni franosi, allagamenti, cadute di servizio degli impianti, che
tendono a produrre impatti negativi sia sui servizi che sulla sicurezza di
viaggiatori e ferrovieri. Cominciamo dalle
opere piccole, sane ed utili.
*Ordinario di Trasporti, Università Mediterranea di Reggio Calabria - Presidente dell’Associazione CIUFER, Comitato Italiano Utenti delle Ferrovie Regionali