L'analisi di Guido Leone su quelle che in concreto sarebbero le disparità sui territori
di Guido Leone* - Il dibattito in corso sull’autonomia differenziata
procede fra toni accesi e scontri politici. E affronta tutte le materie del progetto governativo, in particolare l’attenzione
si sofferma sull’istruzione.
La scuola è stata una dei principali artefici dell’unità nazionale, della
stessa nascita e consolidamento della comunità nazionale. E continua ad
esercitare tale ruolo. E poi è lo strumento principe per formare il cittadino,
per eliminare o ridurre le varie differenze esistenti tra i cittadini e tra i
diversi territori in cui si articola il paese.
Invece, l’autonomia
differenziata sancisce gli squilibri che già esistono e li rende definitivi e insuperabili.
Il gap di servizi nella scuola, nella sanità, negli asili, in tanti servizi del
welfare, nelle risorse di sostegno all’apparato produttivo, etc., diventerà
“legittimo”, un privilegio etnico-territoriale immodificabile. Insomma, chi,
all’interno della stessa nazione, abita in territori particolari e benestanti
ha più diritti di chi invece ha avuto la ventura di abitare in territori
disgraziati. La nazione diventa così
matrigna per alcuni cittadini e per alcune aree che hanno la colpa di essere
cresciute meno di altre.
Per esempio, se teniamo conto che il
gettito fiscale del Veneto è il doppio del gettito fiscale della Calabria ci
rendiamo conto che una scuola o un ospedale del Veneto riceverebbe un
finanziamento doppio a quello della Calabria, con la conseguenza di una
compressione violenta dei diritti primari, costituzionalmente garantiti
(diritto all’istruzione, diritto alla salute, ecc.) dei cittadini calabresi.
È fondata, perciò, la preoccupazione che
una deriva regionalistica del sistema di istruzione possa accentuare gli
squilibri già oggi esistenti fra le diverse aree territoriali del Paese, con
esiti ancor più penalizzanti per quelle economicamente e socialmente più in
sofferenza come la Calabria nei suoi vari servizi alla persona.
Quali gli effetti di una simile manovra sulla scuola.
Non avremmo più un unico sistema
nazionale di istruzione ma tanti sistemi regionali quante sono le Regioni con autonomia
differenziata.
I soldi di cui ogni amministrazione
scolastica potrà disporre verrebbero determinati in rapporto al reddito pro
capite della regione di appartenenza a tutto vantaggio delle Regioni del Nord
che godono mediamente di una ricchezza doppia rispetto alle regioni meridionali
come doppio è mediamente il Pil, tra il Nord e il Sud.
Il Ministero dell’Istruzione verrebbe
svuotato e depotenziato delle sue principali funzioni e dei suoi apparati
direzionali e ispettivi, senza più un unico centro di programmazione e
indirizzo nazionale per le riforme; senza più un coordinamento centrale dei
processi di cambiamento e un controllo ispettivo centrale della gestione
educativa.
Con l’istruzione regionale sarebbe
negato l’esercizio del diritto allo studio in maniera uguale su tutto il territorio nazionale e
si realizzerebbe un doppio regime fra quello nazionale e quello regionale.
Le scuole si differenzierebbero sempre più
radicalmente, il divario Sud-Nord non potrebbe che
aumentare, la diffusione
uniforme di scuole dell’infanzia e tempo pieno sarebbe definitivamente negata, il valore
legale del titolo di studio sarebbe compromesso e le
regioni potrebbero decidere autonomamente su programmi, strumenti e risorse.
Proprio il contrario della direzione verso
cui tende il Pnrr che investe il 40% delle risorse nel sud
del Paese finalizzato al superamento delle disparità e degli squilibri ancora
persistenti tra le varie regioni.
Per queste ragioni il progetto governativo
di autonomia differenziata va contrastato e sconfitto con la più ampia
partecipazione possibile.
L'istruzione deve rimanere statale e nazionale con
pari livelli delle prestazioni, senza condizionamenti di natura politica e
quindi fuori da qualunque percorso di autonomia differenziata.
La nostra comunità non può tollerare che un diritto fondamentale come quello dell’istruzione possa essere esposto a forme di razzismo territoriale.
Il
mondo della scuola, docenti, studenti, personale
scolastico tutto, più esposto a questi processi pseudo riformatori che minano l’unità culturale
della nazione devono reagire e insieme a difendere l’autonomia delle loro scuole e a salvaguardarne i valori di
democrazia e solidarietà, sotto l’egida della Costituzione.
*già Dirigente tecnico U.S.R. Calabria