L'intervento del sindacato che chiede un cambio radicale contro le stragi in mare
“Ancora una volta piangiamo decine di vittime: donne, uomini
e bambini partiti su un barcone alla ricerca di una vita migliore, o
semplicemente alla ricerca di una possibilità di sopravvivenza. Ma piangere non
basta. La prima causa di queste stragi va rintracciata nelle politiche
sbagliate”. Lo affermano, in una nota, Cgil nazionale e Cgil Calabria.
“Le politiche europee e del nostro Paese, che
insistono sulla esternalizzazione delle frontiere, sulla perseguibilità di chi
soccorre e non di chi sfrutta, sulla chiusura dei porti, sono la prima causa di
queste tragedie. Non si tratta di speculare, si tratta di dire le cose come
stanno e assumersi le proprie responsabilità”
Per la Cgil nazionale e la Cgil Calabria: “Occorre
favorire politiche di coesione e di sviluppo delle aree più povere del mondo,
fermare le guerre, garantire la libera circolazione delle persone, favorire una
diversa distribuzione delle ricchezze. Occorre - aggiungono - istituire
corridoi umanitari, superare gli accordi di esternalizzazione delle frontiere,
rivedere il Trattato di Dublino e il Memorandum con la Libia, impegnarsi per
politiche di accoglienza per rifugiati e profughi”.
“Le stragi continueranno finché non ci sarà un
cambio radicale delle politiche che considerino l’immigrazione un fenomeno
strutturale e non un problema di sicurezza”, concludono Cgil nazionale e Cgil
Calabria.