Riaffiorano i primi resti - si legge nella nota - «chi si dovrà esprimere in merito?»
Le considerazioni del Comitato Civico
per la tutela e il restauro conservativo di Piazza De Nava dopo i primi giorni
di intervento:
Ciò che si era paventato è regolarmente
avvenuto: è bastato scavare un tantino e sono riaffiorati resti di una
costruzione. Di cosa si tratta? Vestigia di un qualcosa di antico e importante
dal punto di vista archeologico o più banalmente qualche vecchia costruzione di
nessuna importanza storica? Necessiterà obbligatoriamente effettuare le
opportune analisi. Chi le dovrà fare? La Soprintendenza, naturalmente.
Ma è la stessa Soprintendenza che, poco
più di sette giorni fa così si è espressa: “Considerata la tipologia dei lavori
e l’entità degli scavi e dei movimenti terra previsti, non risulta necessario
procedere all’esecuzione di carotaggi, prospezioni geofisiche né saggi
archeologici preventivi”. La stessa Soprintendenza che ha negato lo status di
insieme a piazza De Nava valutando i suoi costituenti singolarmente e quindi
negando loro la dignità di componenti di un disegno architettonico. La stessa
Soprintendenza che aveva affermato essere sufficiente usare la pietra dei
pilastrini come pavimentazione della piazza per salvaguardare l’identità dei
luoghi. La stessa Soprintendenza che, resasi conto dell’assurdità di questa
impostazione, ha cambiato idea, assegnando ai pilastrini il rango di
“paracarri” (testuale da progetto esecutivo) nelle strade limitrofe. La stessa
Soprintendenza che nel suo progetto definitivo sulla piazza usa il termine
“demolizione” in contrasto con la propria mission di tutela e restauro.
È questa Soprintendenza che dovrebbe
osservare e valutare i lavori, decidere se distruggere quanto affiorato perché
di nessuna importanza o bloccare sine die i lavori per effettuare gli
accertamenti che lei stessa ha deciso di non fare prima dell’apertura del
cantiere. Possiamo noi reggini riporre la nostra fiducia in un’Istituzione che
opera in maniera autoreferenziale e, come dimostrato fin ora (vedi Corso
Garibaldi, Lido Comunale, Teatro Siracusa, ecc. ecc.), non certo immune da
critiche? Cosa succederà ora? Cosa dirà o farà il Sindaco f.f.? Quello stesso
sindaco che ha tenuto un atteggiamento prono e succube a un’Istituzione che
sembra aver tradito la sua mission e che, pur di difenderne l’operato, ha più
volte dato false informazioni alla città peraltro non rispettando i deliberata
del Consiglio Comunale del 31 gennaio del 2022?
Chi dovrà rispondere a queste legittime
domande? Come sanare il vulnus democratico rappresentato da un controllore
destinato a controllare il suo stesso operato?