Piazza De Nava e lo zelo della Soprintendenza

Sorprende che non venga usata la stessa attenzione nei confronti di altri importanti siti cittadini

La querelle sui lavori riguardanti piazza De Nava sta animando da qualche mese la città di Reggio Calabria. Una piazza storica, importante dal punto di vista sociale che la Soprintendenza ha ritenuto necessitasse di un intervento. E così, è venuto fuori un progetto, futuristico quanto impersonale, che cancellerebbe in un colpo solo, un secolo di storia. Che la piazza necessitasse di un restyling è pur vero. In particolare, la pavimentazione e le aree verdi non sono degne di una delle piazze principali della città, ma da qui a raderla al suolo, ce ne passa…

In tutto questo, suona strano, anzi, alquanto stonato, lo zelo della Soprintendenza, sorda a qualunque tipo di rilievo contrario al progetto, come riporta il sito, di “Restauro e riqualificazione per l'integrazione tra il Museo Archeologico ed il contesto urbano”.

Sorprende perché non abbiamo notato la stessa urgenza nel risolvere l’annoso problema riguardante il lido comunale “Genoese Zerbi”, su cui grava un vincolo monumentale, derivante dall’importanza storico-sociale per la città, che ne impedisce la demolizione e ricostruzione. «È consentito solo un restauro, è un monumento di importanza storica e sociale per la città», ci è stato detto. Un controsenso. Perché restaurare una struttura fatiscente, come più volte documentato dalle nostre telecamere, avrebbe un costo esorbitante e sulla riuscita dell’intervento, pur non essendo architetti o ingegneri, nutriamo forti dubbi.

Proprio per la sua valenza storica e sociale, aggiungiamo, sarebbe opportuno restituire il bene alla cittadinanza rendendolo fruibile e invece si favorisce il suo continuo degrado. Il lido, infatti, è ormai diventato l’emblema della decadenza di una città che sembra inerme, capaci di farsi scivolare addosso ogni cosa.

Ma torniamo allo zelo della Soprintendenza. Quello zelo, per esempio, che non abbiamo notato per il parco archeologico di via Tripepi che ospita una tomba ellenistica del II-III secolo a.C. ormai impossibile da visitare perché circondata da arbusti, rifiuti, escrementi ed ingombranti. Un luogo utilizzato come vespasiano da avventori e ambulanti, ma anche come dormitorio di fortuna. Il Parco versa in uno stato di totale abbandono ormai da anni e nessuno ha mai mosso un dito per il recupero dell’area.

Si mastica amaro nel leggere che sul sito della Soprintendenza, sezione “Percorso Virtuale”, vengano riportate le informazioni su questo Parco Archeologico: “Un altro esempio di tomba di età ellenistica è quella visibile in via Tripepi . Scoperta nel 1957, durante i lavori per il prolungamento della via, è una tomba a camera in ottimo stato di conservazione, simile a tante altre scoperte nelle necropoli settentrionali della città di Reggio. Tale tomba faceva parte del prolungamento della necropoli di S.Lucia-Terrazza, che si estendeva ad E anche verso loc. Borrace...”.

Ma torniamo a piazza De Nava: adesso che, dopo i primi scavi, sono affiorati i primi “segni” di possibili resti archeologici, la Soprintendenza proseguirà con il suo sorprendente zelo?

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