Dai dati dell'anno scorso emerge una situazione che viaggia a due velocità lungo lo stivale
di Guido Leone* - Con il mese di marzo sono ritornati nella normalità nelle scuole
italiane i test Invalsi, croce e delizia degli studenti e non solo, che
monitorano il livello di apprendimento di circa 2,6 milioni di studenti
italiani. Le prove standardizzate proseguiranno fino al 31 maggio interessando
tutti gli ordini di scuola, dalla primaria, alle medie di primo e secondo
grado.
Va
sottolineato che quest’anno lo svolgimento delle prove Invalsi costituisce
requisito di ammissione all’esame di Stato conclusivo del primo e del secondo
ciclo d’istruzione ma non
incideranno sul voto. Un ritorno al passato, al periodo pre-pandemia, quando appunto
Invalsi costituiva requisito di ammissione agli esami.
In questa prima fase, saranno impegnati
quasi mezzo milione di studenti delle classi quinte della scuola superiore. In
Calabria saranno circa 600.
Per le classi campione le prove Invalsi 2023 di
Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto) si sono svolte nei
giorni scorsi
Per le classi non campione, le medesime prove
sono previste fino al venerdì 31 marzo. La sessione suppletiva è fissata dal 22
maggio al 5 giugno.
Poi, dal 3 al 28 aprile sarà il turno
degli alunni di terza media sia di quelli impegnati con le classi campione e
non, anche loro alle prese con prove al computer di italiano, matematica, inglese.
Infine a maggio dal 5 al 9 toccherà agli
allievi di II e V primaria affrontare le prove cartacee di italiano, di lettura,
e matematica e inglese.
Infine, chiuderà la II secondaria di secondo grado (prova al computer – Ctb)
tra l’11 e il 31 maggio con i test di italiano e matematica.
In
Calabria il campione complessivo sarà rappresentato presumibilmente da circa
3800 studenti della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado.
Non c’è dubbio che la pandemia ha causato non pochi problemi
alla scuola italiana, soprattutto per quegli alunni che, per via delle chiusure
dovute al Covid 19, hanno dovuto affrontare lunghi periodi di DaD.
Le prove Invalsi continuano di anno in anno
a restituire il volto di un Paese diviso in due con differenze territoriali in
italiano e matematica sempre marcate. Anche gli esiti delle ultime prove 2022
hanno evidenziato che l’istruzione al Sud resta un’emergenza, con una situazione
incredibile, diremmo quasi drammatica in particolare per la Calabria.
Dopo due anni di
pandemia, ciò che maggiormente emerge, è un livello di apprendimento degli
studenti italiani comunque stabile, ma non riesce a raggiungere gli standard
pre-Covid.
Si allargano, invece, i
divari territoriali, con il Nord e
il Sud Italia che
viaggiano a due velocità già a partire dalla scuola media, soprattutto in Calabria, Sicilia e Campania.
Per la scuola primaria,
i risultati sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto al 2019, ma con
segnali di preoccupazione soprattutto per la matematica. Se in italiano l’80%
degli studenti dell’ultimo anno raggiunge almeno il livello base, in matematica
arriva al livello base solo il 66% degli allievi, con la Calabria, sotto la
media nazionale.
I divari territoriali non migliorano e
rimangono molto ampi anche nella scuola media di primo grado. In alcune regioni
come Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna uno studente si due ottiene
risultati molto bassi, insufficienti, in Italiano; percentuale che sale al
55-60% per la Matematica e scende al 35-40% per l'Inglese (reading). Emergono
forti evidenze di disuguaglianza educativa al Sud: le scuole riescono a fatica
ad attenuare l'effetto delle differenze socio culturali del contesto famigliare
e le disparità ci sono sia tra scuole che tra classi.
Per quanto riguarda le superiori l’anno scorso, si sono registrati
oltre 15 punti di distacco tra le regioni del Nord e alcune regioni del Sud.
Gli allievi che non hanno raggiunto il livello base in Italiano hanno superato
la soglia del 60% in Campania, Calabria e Sicilia. In Matematica chi è rimasto
insufficiente alla fine delle superiori è arrivato al 70% in Campania,
Calabria, Sicilia e Sardegna.
Una battuta, infine, sulla dispersione
implicita che misura la quota di studenti che termina il percorso scolastico
senza avere acquisito le competenze fondamentali. Nel 2019 la dispersione
scolastica implicita si attestava al 7,5% per salire al 9,8% nel 2021, molto probabilmente
per via della sospensione delle lezioni in presenza. L’anno scorso la tendenza
si è fermata al 9,7%. In termini comparativi, il calo maggiore della
dispersione si registra in Puglia e in Calabria con -3,8 punti percentuali. Tuttavia
le differenze assolute a livello territoriale rimangono molto elevate. Per
esempio Campania col 19,8% e Calabria,18%
Dunque, è
una Italia che procede a due velocità e che speriamo gli esiti Invalsi 2023
smentiscano. Riemerge, però, in tutta la sua drammatica evidenza l’urgenza di
rimettere al centro dell’attenzione politica e dei nostri governanti
l’istruzione e la formazione come emergenza sociale per il sud e la Calabria in
particolare. C’è una questione meridionale all’interno del sistema scolastico
nazionale che va attenzionata.
Sicuramente la crisi economica, che ha invaso gli ultimi lustri, e
accentuata dalla emergenza pandemica, sta portando ancor più i nodi al pettine
e dove la povertà è più densa lo scarso rendimento scolastico è più intenso, e
non c’è bisogno di essere sociologi per affermarlo, mentre la riprova è data
puntualmente ogni anno dall’altro dato dell’Invalsi e cioè che al Sud ci sono
pure differenze tra scuole e scuole, tra quelle delle zone residenziali e
quelle altre della periferia.
Stupisce, tuttavia, come l’opinione pubblica
di fronte alla costante diseguaglianza così forte che si registra ogni anno non
reagisca con il dovuto vigore e perché la classe politica e amministratrice, ma
anche il sistema scolastico calabrese non intraprenda azioni più significative
che vadano nella direzione di colmarla.
Assumere allora il tema dell'elevamento del grado di istruzione dei nostri giovani e dei nostri ragazzi credo che sia una questione che ha molto a che fare con i programmi di sviluppo di una regione che vuole superare il proprio ritardo, che vuole fare i conti con le proprie risorse e che vuole mettersi alle spalle la dimensione assistita dello sviluppo. Credo, quindi, che questa non possa che diventare una priorità fondamentale per la Regione Calabria e degli altri enti territoriali a cascata.
*già Dirigente tecnico U.S.R. Calabria