La riflessione in occasione della Giornata mondiale dedicata
“Perché si possa incidere efficacemente nella diffusione
della cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, partendo anche
dalla scuola - commenta Paolo Ricotti, Presidente nazionale del Patronato Acli
- sono necessari momenti informativi e formativi dei lavoratori costanti nel
tempo, perché non potranno mai essere sufficienti una o poche iniziative
formative previste per legge”. Sono passati vent’anni dalla prima Giornata
mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, istituita il 28 aprile 2003
dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro. I dati Inail continuano ad
essere allarmanti: nel 2022 nel nostro Paese si sono registrate 697.773 denunce
di infortunio, il 25,67% in più rispetto al 2021, mentre in riferimento alle
malattie professionali ne sono state protocollate 60.774, il 9,92% in più
rispetto al 2021 (55.288). Un altro pilastro fondamentale per creare una nuova
cultura della prevenzione è quello di accompagnare le aziende in un percorso
virtuoso anche con incentivi economici, in particolar modo verso quelle imprese
che investono in sicurezza. L’investimento nel processo di sicurezza significa
anche maggiore produttività aziendale, mentre il fenomeno degli infortuni e
delle malattie sul lavoro sono un costo diretto e indiretto per tutta la
società e di ostacolo alla crescita del PIL.” Un’altra necessità è quella di
adeguare l’Inail alle esigenze del nostro paese, affinché ci siano opportunità
per le imprese e ulteriori tutele ai lavoratori. “Le linee programmatiche di
mandato 2022- 2026, presentate dal Comitato di indirizzo e vigilanza Civ
dell’Inail lo scorso 14 aprile, indicano come prioritari due aspetti:
l’individuazione di ulteriore personale medico e amministrativo da assumere e
la possibilità di investire parte delle risorse economiche di bilancio, al
momento vincolate per legge, nella gestione ordinaria dell’Istituto per la
prevenzione, la formazione e comunque a supporto alle aziende”, continua
Ricotti. “In molte sedi Inail è presente un solo medico, a fronte di competenze
che nel tempo si sono ampliate, come nel caso del reinserimento lavorativo per
i disabili da lavoro”. “La politica deve ascoltare il grido di allarme di tutti
i livelli apicali dell’Inail, oppure saremo nuovamente costretti ad indignarci
per l’ennesima morte sul lavoro, aspettando che le cose si sistemino da sole.
Speriamo che già nel prossimo decreto lavoro, si possa vedere un primo passo
tangibile in tal senso”, conclude Ricotti.