Un bene prezioso per il territorio reggino lasciato in stato di incuria
Riceviamo e pubblichiamo la mail giunta alla nostra redazione da parte di un cittadino e storico che segnala quanto segue.
Venerdì 18 agosto 2023 mi son recato assieme all’architetto e storico Sebastiano Maria Venoso, mio compagno di ricerche da più di 50 anni, a San Filippo di Iiriti, località che rientra nell’ambito del Comune di Reggio Calabria, per rivisitare i ruderi della chiesa di età normanna appartenente al monastero di San Filippo di Iiriti e con profondo dolore abbiamo constatato che essi sono occlusi da improvvisate ed impraticabili strutture edilizie probabilmente utilizzate per magazzini agricoli.
Questi venerandi ruderi, simili alla chiesa di Santa Maria di Tridetti per criteri architettonici e fascino paesaggistico, pur se devastati da secolare incuria, accentuatasi nel secolo scorso, mostravano ancora, in data 12 maggio 2000, quando, per la terza volta, studiai i ruderi con l’ausilio sia dell’architetto S. M. Venoso, sopra indicato, sia della chiarissima prof. Francesca Martorano, un impianto a tre absidi e tracce di decorazione pittorica ed architettonica. A mia conoscenza, e certamente anche con piena consapevolezza di codesta Soprintendenza, sono tuttora leggibili quattro successive descrizioni della chiesa, tra la fine del secolo XIX e gli inizi del XXI: la prima porta la firma di mons. Antonio De Lorenzo (Antonio De Lorenzo, Le quattro Motte estinte presso Reggio di Calabria, tip. San Bernardino, Siena 1892, pp. 30-31). La seconda (maggio 1963) corrisponde ad una mia visita di studio assieme al compianto prof. Franco Mosino; la terza, molto dettagliata, corrisponde ad una mia visita di studio condotta assieme ai signori Domenico Rodà e Domenico Nucera di Gallicianò il 13 giugno 1972 (per queste due visite cf. Domenico Minuto, Catalogo dei monasteri e dei luoghi di culto -bizantini- tra Reggio e Locri, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1977, pp. 84-85). Alla quarta descrizione, corrispondente ad una mia visita del 12 maggio 2000 con l’ausilio dell’architetto S. M. Venoso e della prof. F. Martorano, ho già accennato: per essa, cf. Francesca Martorano, Santo Niceto nella Calabria medievale, «L’Erma» di Bretschneider, Roma 2002, pp. 73-74. La veneranda e vistosa sussistenza del rudere e l’abbondante letteratura su di esso permettevano di sperare in un doveroso e benemerito restauro da parte di codesta Soprintendenza. Invece l’obbrobrio della sua obliterazione attesta che su di esso non sia stato nemmeno posto un vincolo, oppure, se posto, esso non sia stato rispettato.Ho scritto questo testo per dovere di denunzia e per invito ad un efficace intervento di recupero.