Ne abbiamo parlato con l’ingegner Salvatore Froncillo,
specializzato nella costruzione di strutture isolate.
Il miglior sistema tecnologico
mondiale contro i sismi di estrema entità, e’ quasi assente nel nostro
territorio. Ne abbiamo parlato con l’ingegner Salvatore Froncillo,
specializzato nella costruzione di strutture isolate.
a cura di Francesco Romeo
Un doppio investimento di valenza assoluta, sia in termini di tutela degli occupanti di un edificio che di salvaguardia del fabbricato stesso e quindi dell’ingente investimento affrontato per realizzarlo. I moderni sistemi di isolamento sismico, costantemente evoluti dagli anni ‘90, si stanno ritagliando spazi sempre più importanti nelle costruzioni pubbliche e private del meridione, bacino caratterizzato da un rischio sismico tra i più elevati d’Europa. Uno dei primi esempi di applicazione in edifici strategici fu la costruzione su apparecchi isolatori della caserma dei vigili del fuoco di Napoli, all’indomani del terremoto irpino-lucano del 1980. Sempre nella città del Vesuvio, è degli ultimi anni la realizzazione con isolatori sismici dell’Ospedale del Mare, altra vetrina molto importante per questa tecnologia di comprovata efficacia. A Reggio Calabria invece gli edifici dotati di isolamento sismico si contano sulle dita di una mano, mentre nuovi ospedali e caserme continuano a essere costruiti con tecniche tradizionali, sebbene aggiornate con NTC (norme tecniche costruttive) più severe.

Abbiamo
affrontato l’argomento con l’ingegnere
Salvatore Froncillo, che da circa
15 anni è progettista e direttore dei lavori di varie costruzioni dotate di tecniche
avanzate per la protezione dai terremoti, sia pubbliche che private, dalle
civili abitazioni fino ai ponti. Froncillo ha più volte proposto questi
argomenti a livello di ricerca, presso la facoltà di ingegneria dell’Università
della Campania.
Ingegnere, lei ripone assoluta
fiducia nella tecnologia di isolamento sismico, non solo in termini di
salvaguardia delle persone ma anche come tutela del capitale investito. Si è
spinto a definire “folle” la mancata adozione su larga scala di questi sistemi,
vista l’efficacia mostrata in molteplici situazioni.
Assolutamente. L’isolamento sismico
deve essere visto sotto un duplice aspetto, non disgiunto l’uno dall’altro
nelle considerazioni preliminari alla costruzione di uno stabile. Oltre a
proteggere molto più efficacemente gli abitanti di un edificio in caso di forte
terremoto, questi sistemi risultano salvifici per le sorti dell’edificio stesso
e quindi per il capitale investito da chi ha acquistato appartamenti in quella
costruzione. Riducendo in misura considerevole l’energia cinetica trasmessa
alle strutture portanti infatti, le minori sollecitazioni non solo consentono
l’evacuazione in sicurezza dei locali, ma riducono di molto i danni conseguenti
ad una scossa violenta, che molto spesso implicano invece l’abbattimento
postumo dello stabile o un ripristino molto costoso per riportarlo alle
condizioni pre-terremoto. Con l’isolamento invece, grazie ad una accurata
progettazione, i danni residuali dopo un evento sismico violento sono sempre
molto contenuti o del tutto assenti, salvaguardando così quel costoso bene che
è la casa dove viviamo, oltre che la nostra stessa vita.
A questa tecnologia è universalmente riconosciuta
una grande efficacia, ma addebitata anche un maggiore costosità realizzativa.
Sussiste un maggiore impatto economico per la loro applicazione o è da
considerarsi un luogo comune da sfatare?
Anche in questo caso vanno fatti dei
distinguo importanti per dare una corretta informazione in materia. Non è
certamente vero che costruire uno stabile dotato di apparecchi isolatori sia
più costoso di uno concepito con struttura armata convenzionale. L’aumento dei
costi è spesso contenuto al 3-4%, ma talvolta è possibile ottenere anche una diminuzione del costo di fabbricazione.
Il vantaggio economico è tanto più
elevato quanto più complessa è la costruzione dal punto di vista architettonico
e funzionale. Il risparmio è anche
legato, per esempio, alla semplicità dei particolari costruttivi da realizzare
nel telaio di un edificio dotato di isolamento sismico, dal momento che con
l’uso di questi apparecchi, la costruzione non può danneggiarsi per cui non è chiamata
a dissipare energia in corrispondenza dei nodi della struttura. In ultima
analisi si spende per gli apparecchi isolanti, ma si risparmia in altre zone riducendo
la complessità dei dettagli costruttivi. Non condanno comunque le piccole ditte
di costruzioni, spesso avverse alla realizzazione di costruzioni sismicamente
avanzate rispetto alle canoniche in cemento armato, perché si sentono
minacciate dal nuovo che avanza senza conoscerne le opportunità economiche, essendo
costrette ad operare in un regime di fiscalità gravosa e con una concorrenza ormai
selvaggia. Mi è capitato di ricevere critiche per l’utilizzo della tecnica
dell’isolamento sismico proprio da parte di alcune imprese, perché, secondo
loro, il trascurabile maggiore esborso economico per l’acquisto dei soli
isolatori poteva essere meglio utilizzato per accaparrarsi una finitura
pregiata, non capendo che investire su qualcosa che preservi il costruito è invece
infinitamente più importante. Non c’è ancora una mentalità aperta purtroppo, né
di chi costruisce e né di chi compra, rispetto a queste preziose tecnologie.
Ci descriva a grandi
linee il funzionamento e le peculiarità dell’isolamento sismico.
L’isolamento sismico si attua
realizzando una sorta di disconnessione tra le fondazioni, che sono a diretto
contatto con il terreno da cui arriva il terremoto e l’edificio. Tale
sconnessione è generalmente posta al di sopra del piano di fondazione o del
piano interrato, interponendo tra la sottostruttura (le fondamenta) e la
sovrastruttura, il palazzo per così dire, dispositivi con elasticità e
caratteristiche progettate in funzione della grandezza del fabbricato da
sostenere e del suo particolare comportamento dinamico. Il tutto con
l’obiettivo di diminuire notevolmente le accelerazioni e quindi le
sollecitazioni sulla struttura portante, mitigando gli effetti dell’energia
trasmessa dal suolo durante il terremoto. Osservando due edifici identici
oscillare durante una scossa, uno dotato di isolatori e l’altro no, si noterebbe
lo scuotimento molto più lento e progressivo della costruzione isolata, che
sarà quindi significativamente meno sollecitata dalle forze del sisma. Anche
gli occupanti e l’arredo all’interno dei locali ovviamente , subiscono
sollecitazioni molto inferiori e diminuisce fortemente il rischio di infortuni
alle persone o di rotture da caduta dei mobili.
Una
classificazione semplificata ci consente di suddividere i dispositivi utilizzati per l’isolamento alla base degli edifici, in
due famiglie: quelli elastomerici,
realizzati in gomma ad alte capacità dissipative ed eventualmente con nucleo in
piombo e quelli a scorrimento con superficie
curva, detti anche a pendolo, che
usano la forza di gravità per il ricentraggio verso la posizione di riposo ed
in cui la dissipazione di energia del terremoto, è legata all’attrito della
superficie di scorrimento. I dispositivi a superficie
piana invece, sono utilizzati in
abbinamento agli isolatori elastomerici per consentire quanto più possibile di
tenere il baricentro delle masse del fabbricato superiore, vicino a quello
delle rigidezze del sistema di isolamento. La scelta del tipo di apparecchi è
legata alla tipologia di struttura da costruire ed a considerazioni
tecnico-economiche preliminari.
Ingegnere, che vita utile di servizio
hanno gli apparecchi isolatori? Necessitano di manutenzione?
I dispostivi di isolamento sismico
attuali, continuamente perfezionati nel tempo, vantano oggi caratteristiche di
resistenza e affidabilità molto elevate, tali da garantire la durata per un
periodo di vita almeno uguale a quella dell’edificio in cui sono applicati. In
caso di violento terremoto, talvolta il sistema di isolamento può essere sostituito
per intero o in qualche suo componente, ma il più delle volte mantiene la sua funzionalità
anche dopo sollecitazioni molto severe.
Ci sono campi di applicazione vietati
a questi sistemi o possono essere adottati su qualunque tipo di costruzioni?
In linea di massima possono essere
impiegati in qualunque tipo di edificio, compatibilmente con quello che è il
format della costruzione. Si parla infatti di una “progettazione architettonica
finalizzata all’isolamento”. La definizione complessiva del fabbricato dovrà
tenere conto della presenza degli isolatori e delle loro caratteristiche. E’ notorio
come non sia possibile prevedere con certezza la cadenza e la potenza di un
terremoto, ma si può ragionevolmente stimare quale possa essere l’accelerazione
del suolo attesa in un dato territorio, per cui, dimensionando opportunamente i
dispositivi isolatori è sempre possibile migliorare notevolmente il
comportamento sismico di una costruzione. Si tenga presente che negli edifici
molto alti, che siano ovviamente ben costruiti, il più grande nemico è il vento
e non il terremoto. Nelle costruzioni tipiche del vostro comprensorio, quello
reggino, di 6-7 piani fuori terra, l’utilizzo dell’isolamento sismico
rappresenta il migliore strumento per proteggersi dagli effetti dei sismi
caratteristici della zona, tra le più a rischio in Italia e in Europa.
I lunghi periodi di ritorno dei
terremoti nel Sud Italia, spesso cadenzati da oltre un secolo di distanza, costituiscono
paradossalmente uno svantaggio nel contrasto del fenomeno, in termini di
attenzione nella costruzione degli edifici da parte di privati ed aziende. In
Giappone hanno aumentato le loro conoscenze e le applicazioni relative, proprio
per la frequenza degli eventi sismici. Concorda?
Si, effettivamente la frequenza dei
forti terremoti in quella zona geografica ha spinto i colleghi nipponici ad applicare
su larga scala la tecnica dell’isolamento sismico. Tengo a precisare che né i
progettisti né le aziende giapponesi sono più avanti di quelle italiane nella
competenza specifica sul tema, ma hanno il grande vantaggio di essere molto più
incentivati dalla ben più elevata sensibilità collettiva e governativa sull’argomento.
In Italia ci sono ottimi atenei ed ottimi progettisti. I nostri professionisti,
sin dai decenni scorsi, sono stati caposcuola a livello internazionale nel
campo dell’ingegneria sismica.
Allo stato attuale, riscontra una
maggiore attenzione verso questi sistemi e se si, nel campo dell’edilizia
pubblica o privata?
Nel corso della mia esperienza nella
progettazione di strutture dotate di isolatori e dispositivi antisismici vari,
ho riscontrato un’attenzione crescente verso questa tecnologia, ma non ancora
nella misura che meriterebbe. Senza dubbio è il settore pubblico ad essere più
attento a questo sistema costruttivo e per quanto sia importante che gli
edifici strategici come ospedali e caserme garantiscano la sicurezza e la operatività
anche dopo forti terremoti, c’è da valutare che la moltitudine degli edifici
privati, se dovesse subire crolli o danni tali da provocare un numero
importante di feriti da soccorrere, provocherebbero come indotto la totale saturazione
delle strutture pubbliche, chiamate a rispondere alle emergenze ben oltre le
loro possibilità. Un dramma nel dramma. E’ una questione squisitamente numerica,
pertanto serve che l’edilizia privata migliori significativamente la sua
qualità, specialmente dal punto di vista delle proprietà antisismiche.
Oltre ad una
sconoscenza profonda del pericolo derivante dai terremoti da parte della popolazione
reggina, acclarata dalla tipologia pericolosamente variegata e spesso difforme
di costruzioni e interi quartieri aberranti, sprovvisti di vie di fuga e di
strutture adeguate ma puntualmente condonate, con dati record in Europa di
abusivismo, ci sarebbe da sradicare la pessima mentalità che porta il cittadino
medio a pensare che la sola presenza di ferro nelle armature del proprio edificio
o il fatto che lo stesso sia stato costruito da un parente per uso proprio o
familiare, siano fattori che garantiscano un grado di resistenza ottimale. Pure
illusioni buone per prendere sonno la notte, ma in realtà figlie di deficit
culturali irrisolti.