La vicenda della giovane Giulia Cecchetin ci ha fatto comprendere quanto la società odierna stia sempre più sprofondando nel baratro
Abbiamo deluso le nostre nonne, che, nel 1968 lottavano in schiere per la liberazione femminile. Cinquantacinque anni dopo, siamo costretti a constatare che la visione del corpo della donna è considerato come un oggetto da possedere, da sottomettere, da usare e da uccidere, figlia della peggiore cultura arcaica e patriarcale di tutti i tempi.
Le radici di questo le troviamo nella nostra cultura ed un universo che è stato costruito tutto al maschile.
Secondo il mito, «la guerra di Troia, da cui nasce il destino dell’Occidente, è scatenata da Eris, dea della discordia, che mette le dee l’una contro l’altra per stabilire chi sia la più bella. Le donne, per secoli relegate in una posizione sociale subalterna, si sono trovate a rivaleggiare per la conquista del maschio.»
La vicenda della giovane Giulia Cecchetin ci ha fatto comprendere quanto la società odierna stia sempre più sprofondando nel baratro: il 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale per l'eliminazione della Violenza sulle Donne; il 18 novembre, Giulia, è stata ritrovata senza vita. Una sconfitta ed una vergogna per chi in passato ha lottato ed ha cercato di raggiungere la parità uomodonna nella sfera economica, sociale e politica; una sconfitta per chi in passato ha sofferto delle violenze subite e per chi ha lottato con tutte le sue forze per eliminare ogni forma di violenza di genere, sia fisica, che psicologica.
La storia di Giulia mi ha lasciato sconvolta, mi sono sentita male come se lei fosse una mia amica e la conoscessi da tempo. Con mio rammarico, in questi giorni ho pensato a tante cose e mi sono resa conto che esiste un altro tipo di violenza sulle donne, che è impercettibile, sottile, che passa spesso inosservata perché ha atteggiamenti meno evidenti di un abuso fisico: la violenza delle donne sulle altre donne. Antica come sono antiche le altre e fortemente complice degli uomini, che continuano a dividerci e classificarci.
Sono nata nel 1996 ed ho attraversato la mia adolescenza nei decenni degli anni duemila e mai come in quei tempi il bullismo “andava a gonfie vele”. Con orrore, ricordo che essere considerati bulli era figo! Con orrore, ho assistito ai peggiori episodi di bullismo. Ho frequentato una scuola tutta al femminile e durante i miei anni di liceo, in particolare i primi anni, ho potuto notare un elemento in particolare: la forte presenza del bullismo al femminile.
A chi ragazze, giovani donne a cui mi rivolgo, non è mai capitato? È capitato anche a me. Mi è capitato tante volte. Mi è capitato il primo anno di liceo quando mi insultarono “latticina” per la mia pelle chiara, è capitato anche a me quando mi circondarono nella palestra della mia scuola, è capitato anche a me aver le spalle voltate dal “branco”, è capitato anche a me il pettegolezzo e l'insulto e sono stata ferita, perché questi mali mi sono arrivati da persone da cui mi sarei aspettata solidarietà, amore e comprensione.
Come possiamo lottare contro una piaga come il femminicidio se siamo per prime nemiche di noi stesse? La conferma è arrivata dagli insulti che, proprio centinaia di donne, hanno indirizzato ad Elena Cecchettin per le sue parole; insulti che sono il risultato di una società fondata sul patriarcato che ci vuole dire come reagire, cosa indossare, come dobbiamo comportarci. Eh sì, quanto è difficile essere donna. Siamo vittime di una società fondata sul patriarcato di cui le prime sostenitrici siamo noi stesse.
La donna che aggredisce l'altra donna ‒ a differenza dell'uomo ‒ non si scontra sul piano del potere o della forza bensì su quello dell'identità e della realizzazione. L'aggressione ad una donna da parte di altre donne è data dall'insoddisfazione. Scontente e frustate vedono nell'altra quello che non sono state o quello che non si sono permesse di essere.
Nella Giornata Contro la Violenza sulle Donne bisogna tirare fuori tutti i tipi di violenza che ogni donna subisce. Io ho scelto di parlare di questo tipo di violenza. La violenza degli uomini è fisica, quella impartita ad una donna da altre donne è più celebrale, subdola, cerca attacchi laterali. Vuole isolare, colpire e depotenziare.
Se anche tu, ti senti esclusa, isolata, presa in giro, non sei sbagliata. Sbaglia chi ti fa sentire così. L'esclusione dal gruppo, le maldicenze, il pettegolezzo, voltarle le spalle mentre Lei si avvicina, rivolgerle sguardi malevoli, riderle dietro, è una violenza, è bullismo ed è violenza sulla donna. Ed anche se non c'è l'elemento fisico, sono tante piccole grandi ferite che ci infliggiamo.
Sono comportamenti dati dall'invidia e dalla poca solidarietà tra donne, che dovrebbe essere un antidoto alla violenza di genere.
Se vuoi bene ad un'amica, se vuoi bene ad una persona, cerchi in tutti i modi di non farle del male. Noi donne dobbiamo essere solidali con le altre in modo da poter modificare in meglio la nostra situazione esistente, che, visto il 103esimo caso di femminicidio in Italia nell'anno corrente non ancora concluso, non è bella.
“Certo che esiste la solidarietà femminile. Solo tra donne intelligenti, però.” Loredana Bertè
La solidarietà tra noi donne potrebbe consentirci di esercitare il nostro diritto di autoaffermazione, potrebbe rivelarsi una potente spinta al cambiamento e l'arma contro questo nemico, ancora oggi, molto potente.
Solidali. Anche avversarie, ma mai nemiche.
E ricordate che una violenza perpetrata ai danni di una pari è una violenza contro voi stesse.
D.ssa Melissa Laface, Giornalista