“C’è ancora domani” e il suo messaggio di speranza

Autore Redazione Web | mar, 28 nov 2023 16:09

Il Ministro della Istruzione e del Merito, dopo il terribile omicidio di Giulia Cecchettin, introdurrà nelle scuole di secondo grado la cosiddetta “educazione affettiva”

Mai come in questi ultimi tempi, nel nostro Paese si impone una riflessione seria sul riprovevole fenomeno della violenza alle donne, che registra numeri sempre più in crescita. Il Ministro della Istruzione e del Merito, dopo il terribile omicidio di Giulia Cecchettin, introdurrà nelle scuole di secondo grado la cosiddetta “educazione affettiva” attraverso il progetto” Educare alle relazioni”, un percorso curricolare che dovrebbe fungere da deterrente alla dilagante violenza.

Si tratterebbe in sostanza di una vera e propria disciplina scolastica che come obiettivo ha quello di insegnare ai giovani il rispetto per l’altro sesso, sviluppare empatia, ridurre l’aggressività, combattere gli stereotipi di genere che, purtroppo, sembrano essersi cristallizzati nel tessuto sociale e culturale italiano.

Stante che il compito educativo in senso generale spetta fondamentalmente alla famiglia, considerato che la scuola da sempre interseca i suoi obiettivi disciplinari con quelli della formazione dell’uomo e del cittadino creando un unicum valoriale che costituisce l’asse portante del progetto formativo, l’educazione affettiva come disciplina servirebbe a rafforzare quel bagaglio di conoscenze e di valori già quotidianamente trasmessi nelle scuole dagli insegnanti. E’ peraltro assodato che gli strumenti con i quali i docenti possono comunicare ai discenti i valori della legalità sono tanti. Si pensi al cinema e ad una pellicola come “C’è ancora domani” diretta ed intrepretata dalla bravissima Paola Cortellesi . Il film sta riscuotendo grande successo ed apprezzamenti di critica e di pubblico per la sua capacità di affrontare il tema della violenza domestica in modo realistico ed emotivamente coinvolgente, persino con una punta di ironia e di leggerezza. Molti studenti delle scuole cittadine lo hanno già visto ricavandone una bellissima lezione di educazione all’affettività, arricchiti di emozioni, più consapevoli della condizione di tante donne soggiogate dai propri partner. Ma ne hanno tratto anche un messaggio di speranza, determinato da un finale inaspettato e gioioso, che per la protagonista ha il sapore di rinascita personale e di riscatto sociale.

Il film è intenso, forte e delicato nello stesso tempo, ambientato in una Italia che, da poco uscita dal dramma della Seconda guerra Mondiale, si accinge a realizzare una tra le più importanti conquiste sociali e politiche che riguardano le donne, ossia il diritto di voto nelle elezioni del 2 e 3 giugno 1946 . La storia personale di una mamma dedita alla famiglia, assoggettata alla prepotenza e alla arroganza di un marito padrone che non la rispetta e non le riconosce alcun valore, è veramente un capolavoro. Racconta una vicenda ahimè non nuova, che nel cammino dell’umanità si è ripetuta e si ripete ancora oggi infinite volte, nonostante il passare del tempo e le conquiste sociali in atto. Una storia dunque contemporanea che fa riflettere e che, tra qualche lacrima e qualche sorriso, trasmette un altissimo valore educativo. La dimostrazione di quanto affermato sta nel vedere l’entusiasmo dei ragazzi per l’epilogo quasi a sorpresa della narrazione. A riprova che l’educazione sentimentale ed affettiva, avente forti radici nell’immenso terreno delle emozioni ,può essere declinata in vari modi . Il cinema, mezzo straordinario per sensibilizzare i giovani e contribuire alla formazione di una loro capacità di analisi e critica , è uno di questi. Decisamente un strumento che si dimostra essere più efficace di tante lezioni teoriche, che spesso lasciano il tempo che trovano…

Raffaella Imbriaco

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