Tredici le scosse registrate nelle ultime giornate
Sono diverse le scosse di terremoto registrate negli ultimi giorni tra le zone di Cittanova e Molochio che hanno interessato tutta la Piana.
La redazione di ReggioTv ha intervistato l'esperto Giulio Iovine, presidente dell'Ordine dei Geologi della Calabria per approfondire quanto sta accadendo.
Diverse le scosse registrate in una zona che già storicamente parla per sé. Cosa sta accadendo?
Dalla notte del 20 aprile, sono state registrate 13 scosse di magnitudo superiore o uguale a 2, con epicentro tra Cittanova e Molochio. Le 2 scosse più violente hanno raggiunto una magnitudo pari a 3.5, con profondità ipocentrali di circa 15 km. Ciò non deve sorprendere, in quanto è ciò che ci si deve aspettare sulla base delle conoscenze geologiche su quella zona. L’area è infatti attraversata da sistemi attivi di faglia, di notevoli dimensioni, che in epoca storica hanno purtroppo originato terremoti devastanti. La faglia più importante di quel settore è nota come Faglia di Cittanova, e fu protagonista in occasione dei terremoti del 1783.
Il rilascio di energia sismica avviene, solitamente, a tratti, con periodi di pausa più o meno prolungati intervallati da scosse. In occasione di queste ultime, i blocchi posti a contatto in corrispondenza delle faglie (grandi spaccature della litosfera) riescono a vincere l’attrito, e si muovono reciprocamente – un po’ come farebbero due pettini se posti a contrasto con i rebbi.
Vorrei approfittare per precisare un concetto che purtroppo viene spesso divulgato in maniera semplificata (ed errata) attraverso i mezzi di comunicazione, e cioè: non è vero che non siamo in grado di fare previsioni riguardo ai terremoti! Le conoscenze maturate dalla geologia, nelle sue branche specialistiche che studiano i terremoti come la sismologia e la neotettonica, consentono di definire in maniera probabilistica le zone dove dobbiamo aspettarci che vi saranno terremoti. Vi sono delle mappe ufficiali che descrivono chiaramente le zone più esposte a questo tipo di rischio, e quindi sappiamo bene dove è più probabile che vi saranno, prima o poi, scosse di varia energia. In quelle zone, dovremmo agire immediatamente per rendere i centri abitati e le infrastrutture capaci di sopportare lo scuotimento sismico atteso. Si potrebbe partire dagli edifici strategici (per es., da scuole, ospedali, caserme) e poi proseguire con quelli privati. In Italia, abbiamo centri storici antichi di secoli, e dovremmo intervenire anche su quelli prima di perderli (con le conseguenze luttuose che si possono facilmente immaginare). Anche se non siamo ancora in grado di prevedere il momento in cui vi saranno le prossime scosse, sappiamo bene dove aspettarcele. Ed è necessario agire subito, attraverso la prevenzione.
C'è da preoccuparsi?
Le scosse che stiamo registrando non indicano, necessariamente, un aggravamento della situazione. Nei cataloghi, vi sono esempi di sequenze sismiche che si sono esaurite senza concludersi con un evento di maggiore energia. Ovviamente, questi dati non ci garantiscono rispetto a una simile evoluzione infausta.
Il consiglio che possiamo dare alla popolazione è di informarsi da fonti ufficiali, seguendo le indicazioni che potrebbero essere diramate dalle Autorità di Protezione Civile (a cominciare dal Sindaco). Non è assolutamente il caso di seguire le voci che possono circolare sui “social”. Si rischia di generare panico e indurre comportamenti gravi e controproducenti. In un “paese normale”, la popolazione dovrebbe conoscere i Piani di Protezione Civile del proprio comune, e seguire le istruzioni che vi sono contenute. Sappiamo però che, in troppi casi, questo non accade. Forse, possiamo approfittare di questa occasione per rilanciare la necessità di redigere (e aggiornare) i Piani di Protezione Civile comunali, e di informare periodicamente la popolazione (facendo anche delle esercitazioni) in modo da essere in grado di rispondere in maniera adeguata nei momenti di crisi.
Intervista a cura di Giorgia Rieto