Carceri Reggio Calabria, situazione sempre più grave: diverse aggressioni ai danni di agenti

Autore Giorgia Rieto | mar, 27 ago 2024 10:05 | Carceri Reggio Calabria

La nota dei segretari del Sappe

“Ormai la situazione nelle carceri italiane è ingestibile, senza più distinzione tra adulti e minori. Dopo i gravi fatti di Arghilla' e di tanti altri istituti penitenziari in Italia, ieri mattina è stato il turno di Reggio Calabria, plesso San Pietro, dove un detenuto, ristretto presso il reparto alta sicurezza, per futili motivi, ha preso a schiaffi un agente”.

A riportarlo il Dott Giovanni Battista Durante.

“Nei giorni precedenti, un altro detenuto, utilizzando un tavolo, ha sfondato un cancello di sbarramento e, successivamente, ha divelto un metal detector, sradicandolo dal suolo e, solo per puro caso, non ha ferito nessuno agente. Non è il primo o il secondo caso di aggressione che avviene al carcere San Pietro da parte di detenuti ristretti nelle sezioni di Alta sicurezza - affermano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Francesco Ciccone, segretario regionale - poiché circa un mese fa, un altro detenuto, ha preso a schiaffi un agente. A questi episodi più gravi se ne aggiungono altri, fatti di scontri anche verbali. La cosa più grave è che a distanza di tempo nessun provvedimento di trasferimento è stato adottato nei loro confronti da parte dei vertici dell’amministrazione penitenziaria. Infatti, i ristretti, protagonisti di questi episodi, continuano a passeggiare tranquilli nelle stesse sezioni detentive, anche se sanzionati dall'autorità dirigente locale. Dopo i tanti episodi di violenza di questi ultimi mesi al carcere di Reggio Calabria reparto Alta sicurezza non possiamo che invocare misure di maggiore rigore, per riportare la legalità.

Chiediamo alle autorità politiche di accertare il motivo per cui i detenuti violenti resosi responsabili di aggressioni si trovano ancora a Reggio Calabria. Sarebbe opportuno che gli stessi venissero trasferiti e ristetti in appositi istituti, dove dovrebbero scontare la pena al regime chiuso, con applicazione delle misure restrittive di cui all’articolo 14 bis dell’ordinamento penitenziario, perché mettono a rischio l’ordine e la sicurezza e, spesso, si avvalgono anche della loro posizione di supremazia nei confronti degli altri reclusi. Chiediamo inoltre la dotazione del TASER, o di altro strumento simile, affinché gli agenti possano difendersi ed evitare che la violenza dei detenuti venga portata a conseguenze estreme”, conclude la nota.


 

Aggiornamenti e notizie