Le indagini della Procura svelano fratture e riassetti nel clan
Dopo anni di silenzi e segnalazioni sottotraccia, il quadro investigativo sulla cosca Piromalli si arricchisce di nuovi elementi che raccontano una riorganizzazione interna avviata dopo la scarcerazione di Giuseppe Piromalli nel 2021. È quanto emerge da una recente informativa della Procura, guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli, che ha evidenziato un processo di “armonizzazione dei punti di vista” all’interno dell’organizzazione criminale, nonostante le fratture e i dissapori emersi nel periodo in cui il boss era detenuto.
Secondo quanto riferito dal procuratore, all’interno della cosca si erano verificati attriti e malumori, fisiologici in un'organizzazione criminale in cui la leadership viene messa in discussione in assenza del capo. Tuttavia, la figura di Giuseppe Piromalli si è confermata come centrale e carismatica: “Un personaggio di spessore superiore, anche di rango probabilmente superiore rispetto a quelli che, in quel momento, erano liberi e condividevano in qualche maniera con lui le strategie dell'organizzazione”- afferma il Procuratore Capo, questa mattina durante la conferenza stampa al Comando Provinciale dei carabinieri.
Alla sua uscita dal carcere, Piromalli ha trovato una realtà diversa da quella lasciata. Secondo gli accertamenti dei carabinieri, non era soddisfatto della gestione interna durante la sua assenza. Ma, il conflitto è stato evitato. Al contrario, si è assistito a un processo di armonizzazione interna, una sorta di pacificazione che ha permesso alla cosca di ricompattarsi senza scontri frontali, confermando una strategia di ricomposizione piuttosto che di rottura.
Un altro nodo centrale nell’analisi della Procura riguarda il rapporto con la famiglia Molè, in particolare dopo l’omicidio di Rocco Molè avvenuto nel 2007. Il procuratore Borrelli ha confermato che ci sono stati tentativi di riarmonizzazione anche su questo fronte: “Secondo gli accertamenti svolti dai carabinieri – ha spiegato – ci sono stati contatti per recuperare i rapporti con le altre cosche presenti sul territorio, inclusi i fuggitivi legati alla famiglia Molè”.
Questo processo si inserisce in una strategia più ampia volta a ristabilire alleanze e consolidare la presenza sul territorio dopo anni di tensioni e frammentazioni.
Le segnalazioni sul riassetto interno della cosca risalgono al 2020, ma hanno trovato una svolta decisiva proprio con la scarcerazione di Piromalli nel 2021. La Procura ritiene che il suo ritorno abbia rappresentato “una attivazione prioritaria” per la struttura criminale, segnando un rafforzamento della sua influenza sul territorio.
Il quadro che emerge, dunque, è quello di una ‘ndrangheta in continua evoluzione, capace di rigenerarsi anche attraverso mediazioni interne e strategie di ricomposizione dei rapporti, sia dentro che fuori dai confini della cosca.