Un episodio di violenza e intolleranza che riapre anche il dibattito sul diritto di cronaca e sulla sicurezza degli operatori dell’informazione
Attimi di tensione nel rione Marconi a Reggio Calabria, dove una giornalista della trasmissione “La Vita in Diretta”, Lucilla Masucci, è stata aggredita mentre stava realizzando un servizio legato al caso della giovane donna accusata di aver ucciso i suoi figli appena nati.
Masucci si trovava nel quartiere per raccogliere testimonianze e informazioni sul fidanzato della ragazza, che abita proprio nella zona e risulta indagato per favoreggiamento. L’uomo sarà ascoltato domani in Procura dai magistrati che seguono l’inchiesta.
Secondo quanto ricostruito, la giornalista sarebbe stata spintonata e insultata da alcuni residenti dopo aver rivolto alcune domande relative all’uomo. L’aggressione, ripresa parzialmente dalle telecamere del programma, ha costretto l’inviata a interrompere il collegamento.
Sul posto è intervenuta una pattuglia dei Carabinieri, che ha identificato alcune delle persone coinvolte. La redazione de “La Vita in Diretta” ha espresso solidarietà e vicinanza alla collega, condannando con forza ogni forma di violenza nei confronti dei giornalisti.
Il caso della giovane madre e dei bambini uccisi dopo il parto continua intanto a scuotere l’opinione pubblica.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, sta cercando di chiarire il ruolo del compagno e le eventuali responsabilità di chi potrebbe averla aiutata o coperta dopo i tragici fatti.
Un episodio di violenza e intolleranza che riapre anche il dibattito sul diritto di cronaca e sulla sicurezza degli operatori dell’informazione, troppo spesso presi di mira mentre svolgono il proprio dovere.