La famiglia del carabiniere Dardanelli chiede ancora verità dopo nove anni

Autore Redazione Web | mer, 19 nov 2025 17:32 | Bagaladi Dardanelli

Secondo i familiari, alcuni accertamenti tecnici realizzati da consulenti indipendenti non sarebbero mai stati presi in considerazione in modo adeguato dagli inquirenti

A nove anni dalla morte del carabiniere Fausto Dardanelli, trovato senza vita nella sua automobile nel territorio di Bagaladi con due colpi d'arma da fuoco alla testa, la famiglia continua a chiedere risposte. E lo fa oggi, nella giornata dedicata a San Fausto, trasformata ormai in un momento annuale di commemorazione e di dolore.

Il caso, fin dall'inizio, è stato segnato da dubbi e interrogativi irrisolti. Le quattro richieste di archiviazione formulate nel tempo dalla Procura hanno lasciato la famiglia con la sensazione di non aver ottenuto un approfondimento adeguato sugli elementi da loro presentati.
«Non ci arrendiamo, ma ci siamo dovuti fermare» - afferma la mamma di Fausto che racconta alla giornalista Emilia Condarelli, con voce ferma la fatica di questi anni.

«Purtroppo ci siamo dovuti… non dico arrendere, perché io non mi arrendo. Ma ci siamo dovuti fermare momentaneamente. Le difficoltà economiche che dobbiamo affrontare da soli in questi nove anni ci hanno impedito di continuare a chiedere ulteriori accertamenti».
La famiglia ricorda anche una raccolta fondi lanciata su una piattaforma online, insufficiente però a coprire i costi delle perizie tecniche già sostenute: «Quella cifra è stata superata da tempo. Abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità».

Secondo i familiari, alcuni accertamenti tecnici realizzati da consulenti indipendenti — tra cui il generale Garofano e il dottor Barbaro, entrambi esperti in criminologia e medicina legale — non sarebbero mai stati presi in considerazione in modo adeguato dagli inquirenti.
«È uno schiaffo alla sicurezza, alla legalità. A ciò che mio figlio rappresentava» - afferma la madre con amarezza.
La donna sottolinea quelli che ritiene punti irrisolti dell'indagine: l'assenza dello stub per verificare eventuali residui di sparo; la mancata autopsia; l'assenza di rilievi sulle impronte e di riscontri su chi potesse essere salito in auto; la vettura ritrovata «come se fosse stata pulita».
Sono elementi evidenti anche a chi osserva le fotografie, non solo agli esperti. È questo che ci addolora: non aver visto considerato nulla di ciò che abbiamo prodotto».

Dal punto di vista dei parenti, l'ipotesi del suicidio non reggerebbe a un'analisi completa. 
«Non c'è una prova - sostiene la madre che ribadisce: «Per noi Fausto è stato ucciso».
Si tratta di una convinzione maturata nel tempo, che resta però una posizione della famiglia e non una conclusione giudiziaria, vista la chiusura delle indagini.

E aggiunge: «Anche se un domani si scoprisse che fosse un suicidio, io non mi vergognerei. Fausto ha portato l'uniforme. Era un carabiniere e si è speso per la comunità, a Bagaladi come in tutte le zone dove ha prestato servizio».
La vicenda di Fausto Dardanelli resta quindi sospesa tra dolore e richieste di verità.
La famiglia continua a chiedere che ogni dubbio possa essere chiarito, ma la strada appare oggi in salita: le archiviazioni e le difficoltà economiche hanno bloccato nuovi passi giudiziari.

In questa giornata di San Fausto, il ricordo diventa ancora una volta un appello. Un appello a non dimenticare ea non lasciare inevase le domande di una famiglia che, nonostante tutto, non smette di cercare giustizia.

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