Depuratori di Reggio sotto inchiesta: sequestro preventivo della società Idrorhegion

Autore Giorgia Rieto | lun, 26 gen 2026 15:53 | Depuratori Reggio Calabria

Il valore complessivo dei beni mobili e immobili sottoposti a sequestro è stimato in circa 10 milioni di euro


Nelle prime ore di oggi, lunedì 26 gennaio, i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (Noe) di Reggio Calabria, con il supporto di militari provenienti dalla Capitale, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dal pubblico ministero nei confronti della società Idrorhegion s.c.a.r.l., affidataria della gestione dei sette impianti di depurazione delle acque reflue nel territorio comunale di Reggio Calabria.

Il provvedimento è scaturito nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, convenzionalmente denominata “Panta Rei”, avviata nel corso del 2025. Le investigazioni hanno preso avvio da segnalazioni relative a gravi anomalie operative negli impianti di Ravagnese e Catona, e hanno puntato a verificare eventuali irregolarità nella gestione degli impianti e nella depurazione delle acque reflue.

Secondo la prospettazione accusatoria, che dovrà essere confermata nel contraddittorio con la difesa davanti al giudice, la società avrebbe gestito gli impianti in violazione delle prescrizioni ambientali contenute nei titoli autorizzativi, compresa l’autorizzazione allo scarico, con l’obiettivo di conseguire risparmi di spesa, configurando una presunta frode ai danni del Comune di Reggio Calabria.

Le indagini, condotte anche mediante videosorveglianza, con il supporto del Nucleo elicotteri di Vibo Valentia e di un consulente tecnico esperto, hanno evidenziato che la gestione degli impianti avrebbe consentito lo scarico in mare di acque reflue non adeguatamente trattate. In particolare, sarebbe stata accertata la gestione illecita dei fanghi di depurazione, con deposito in luoghi non autorizzati e sversamenti illegali in mare. Le analisi chimico-fisiche e microbiologiche confermerebbero il superamento dei limiti tabellari previsti dalla normativa ambientale vigente, indicando un mancato rispetto delle condizioni necessarie per un corretto processo depurativo.

Il valore complessivo dei beni mobili e immobili sottoposti a sequestro è stimato in circa 10 milioni di euro.

Il caso solleva nuove preoccupazioni sulla gestione del servizio idrico nella città, mentre le autorità proseguono nelle verifiche per accertare eventuali responsabilità penali. Si ricorda che tutte le persone coinvolte sono da considerarsi presunte innocenti fino a sentenza irrevocabile.

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