L’inchiesta coordinata dalla pm Rosaria Multari e condotta dalla Guardia di Finanza coinvolge complessivamente 19 persone
Il gip di Crotone ha disposto la custodia cautelare in carcere per l’ex vicepresidente della Provincia di Crotone ed ex commissario provinciale di Forza Italia Fabio Manica e per l’imprenditore Giacomo Combariati, nell’ambito dell’inchiesta denominata “Teorema” sulla presunta corruzione negli appalti dell’ente intermedio.
Lo riferisce ANSA, precisando che nell’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari sono stati disposti anche gli arresti domiciliari per i coniugi Luca Bisceglia, ingegnere, e Rosaria Luchetta, architetto. Per l’avvocato Francesco Manica, fratello dell’ex esponente politico, è stato invece disposto il divieto di dimora nell’intera provincia di Crotone.
L’inchiesta, coordinata dalla pm Rosaria Multari e condotta dalla Guardia di Finanza, coinvolge complessivamente 19 persone. Il provvedimento segue gli interrogatori preventivi che si erano svolti lo scorso 7 aprile.
Secondo l’impostazione accusatoria riportata da ANSA, i cinque indagati ritenuti ai vertici del presunto sistema rispondono, a vario titolo, di corruzione, falso in atto pubblico e truffa in erogazioni pubbliche. L’ipotesi della Procura è l’esistenza di un circuito finalizzato a drenare fondi pubblici attraverso l’assegnazione pilotata di appalti della Provincia e di alcuni Comuni.
Sempre secondo l’accusa, Bisceglia e Luchetta avrebbero messo a disposizione le proprie qualifiche professionali per ottenere formalmente la direzione o l’esecuzione dei lavori. Una volta incassati i compensi pubblici, una parte delle somme sarebbe stata successivamente dirottata tramite società di comodo.
Il flusso di denaro, secondo gli inquirenti, sarebbe poi giunto a Manica, che all’epoca dei fatti era vicepresidente della Provincia e avrebbe effettuato prelievi di contanti tramite un bancomat intestato a Combariati.
L’avvocato Francesco Manica, invece, è accusato di aver fornito consulenza legale per operazioni societarie utili a “blindare” le imprese coinvolte e ostacolare eventuali attività investigative.
Nei giorni scorsi, sempre nell’ambito della stessa inchiesta, la Guardia di Finanza ha notificato anche la convalida del sequestro preventivo di circa 400 mila euro.