Reggio Calabria, rubato il furgone dell'Help Center Diocesano. Mangiola: «Non ci arrenderemo»

Autore Redazione Web | ven, 30 set 2022 21:01

Il Fiorino era parcheggiato davanti alla sede della Casa di Lena.

La scorsa notte, ignoti hanno messo a segno il furto del furgone dell'Help Center Diocesano Casa di Lena di Reggio Calabria. Il mezzo, un Fiorino bianco con i loghi del servizio stampati sulle fiancate e sui portelloni posteriori, è stato portato via dal parcheggio riservato posto proprio davanti alla sede di via Cardinale Portanova. Un grave danno per l'attività di assistenza che i volontari assicuravano ai più deboli, agli ultimi della società.

«Non ci arrenderemo - afferma Bruna Mangiola, responsabile dell'Help Center -. Certo, inizialmente c'è stato un po' di smarrimento perché, al di là di qualche ragionamento personale, non riusciamo a comprendere il perché del gesto, ma non ci siamo scoraggiati. Ci siamo detti che bisogna andare avanti, con il sorriso sulle labbra, cercando di toccare con le mani la pelle del povero. Se servirà, utilizzeremo i nostri mezzi».

Nei volontari non vi è rabbia per l'accaduto, ma tristezza. «Siamo dispiaciuti - prosegue la responsabile - perché chi ha commesso il furto non ha compreso l'importanza di uno strumento di locomozione, ma anche e soprattutto di relazione. Noi con quel Fiorino abbiamo girato la città per la mensa di strada, per far visita ai poveri, spesso utilizzato per gli sbarchi, anche di notte Lo riempivamo di cose utili a dare un po' di sollievo alla gente che arrivava».

Per i volontari, quel Fiorino era come uno di famiglia, uno di loro.

«Ci manca come se mancasse un volontario perché ha lavorato con noi, come uno di noi - spiega Bruna Mangiola -. È un dispiacere perché a noi serve e, domani, quando i poveri sapranno, si sentiranno colpiti ulteriormente nella loro dignità. Perché hanno colpito loro, non noi, serviva a loro. Questo mezzo era della comunità - aggiunge -, è un gesto grave perché è come strappare dalle mani di un affamato un pezzo di pane».

Un furto perpetrato a danno di chi fa della condivisione, dell'apertura all'altro una ragione di vita. «In sede non teniamo nulla sottochiave e non è mai accaduto nulla - racconta ancora la responsabile dell'Help Center -. Noi pensiamo che se dai fiducia questa ti torna indietro, il messaggio che vogliamo dare è che siamo tutti uguali. Non vogliamo chiudere le porte, dopotutto Gesù Cristo non chiudeva le porte ma le apriva».

La speranza di riaverlo è comunque viva. «Magari, dopo averlo utilizzato, lo riporteranno - conclude Bruna Mangiola -. Noi nel frattempo andremo avanti, a testa alta e con il sorriso sulle labbra, a mani tese per toccare la pelle del povero. È questa la nostra missione e così dobbiamo continuare».

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