Nuovo suicidio detenuto extracomunitario a Reggio Calabria

Autore Redazione Web | gio, 10 nov 2022 10:01 | Suicidio-Carcere Aldo-Di-Giacomo Segretario-S.pp.

È il secondo in 24 ore ed il 36esimo detenuto straniero.

«Il suicidio del detenuto livoriano di 21 anni nel carcere di Reggio Calabria, a 24 ore da quello di un altro giovanissimo detenuto (22 anni), di origini dominicane nel carcere di Udine, segna una spirale di morte nelle carceri – 75 dall’inizio dell’anno, di cui 36 stranieri – che non consente disattenzione e atteggiamenti di semplice cordoglio. Il personale di polizia penitenziaria che pure continua a salvare vite umane – l’ultimo salvataggio ieri sempre a Reggio Calabria, questa volta in un reparto ospedaliero dove era ricoverato – non ha alcuna intenzione di tenere il conteggio dei detenuti che si tolgono la vita e di rinnovare l’allarme a fare presto». Così, in una nota - il segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo.

«Dagli ultimi due casi - aggiunge Di Giacomo - emergono due nuovi allarmanti aspetti dell’emergenza suicidi: per i detenuti extracomunitari – circa 12mila - l’assenza di mediatori culturali e psicologi si fa sentire in maniera ancora più pesante. Come la difficoltà dovuta alla lingua. Il personale penitenziario fa del suo meglio ma ha oggettivi problemi di dialogo e di percepire segnali di disagio. E poi – altro elemento sempre più preoccupante – si abbassa l’età dei detenuti suicidi a riprova che i giovani, insieme ai tossicodipendenti e a quanti hanno problemi psichici sono i più fragili e vulnerabili».

«Purtroppo – dice Di Giacomo - gli annunci per la costruzione di nuovi padiglioni lasciano il tempo che trovano. Si tratta piuttosto di prendere atto che la circolare del DAP e la task force istituita dal precedente Ministro Cartabia si sono rilevati fallimentari ad intercettare il grave disagio, soprattutto psicologico, limitandosi a trasferire ogni responsabilità ai Provveditori e ai direttori di istituto. È troppo facile – continua Di Giacomo – procedere al classico ‘scarica barile’ delle responsabilità pur sapendo che né provveditori né direttori dispongono di risorse umane (psichiatri, psicologi) e finanziarie, strumenti e strutture per intervenire».

«La Premier Meloni nella relazione programmatica ha fatto significativi riferimenti a questo come agli altri problemi del lavoro del personale penitenziario e del sistema carcerario. Anche il neo Ministro Nordio si è espresso, in verità non sempre in maniera chiara. Si deve fare di più e meglio: questa strage silenziosa deve finire con misure e azioni concreti. Si ascoltino le proposte del sindacato di polizia penitenziaria che - conclude la nota - quotidianamente si misura con l’emergenza suicidi».

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