Il legale: «bossoli e lettere anonime non si sente sicuro»
Una busta con bossoli calibro 9 e un biglietto laconico quanto esplicativo
‘per Klaus Davi‘ ritrovata qualche giorno fa presso una scuola elementare
di Reggio Calabria. Un messaggio non proprio rassicurante che ha spinto Davi –
si apprende - a inviare alla prefettura di Milano, città dove risiede e
lavora, la richiesta di poter avviare le pratiche per il porto d’armi. Le
motivazioni sono affidate al legale del giornalista Eugenio
Minniti ‘il mio assistito è stato oggetto di continue minacce sia in Calabria
che a Milano come ricordato ieri dal procuratore di Reggio Calabria Giovanni
Bombardieri. Tutti sanno dove abita perché il palazzo dove risiede è stato
evacuato diverse volte a seguito di crolli nei cantieri della metropolitana
situati proprio sotto l’edificio dove risiede. Articoli e servizi televisivi
sulla vicenda sono a tutt’oggi individuabili su Google con tanto di
intervista al giornalista realizzate a suo tempo. Non solo: il suo appartamento
- aggiunge Minniti - è stato oggetto di attenzioni da parte di ladri
appartenenti ai gruppi Rom. Di qui la richiesta inviata alla
prefettura dal giornalista. ‘Il mio assistito non fa richiesta di una
scorta o tutela – ha precisato Minniti - perché incompatibili con il genere di
lavoro svolto nei territori finalizzato a raccontare le più
importanti famiglie di Ndrangheta e mafia nei territori come fa da anni. E non
ritiene che – nonostante il messaggio con proiettili - potrebbe succedere
qualcosa in Calabria o Sicilia. Si sente invece molto più esposto a
Milano una città dove esiste una mafia dormiente con centinaia di
affiliati che operano nel settore del narcotraffico. Come più
volte sostenuto da Davi anche nelle sue inchieste a Milano esiste una rete
criminale che agisce e opera nei quartieri bene e dell'alta
borghesia. E tutti sanno dove abita.” Minniti aggiunge: ‘Decine e decine di
lettere anonime sono state recapitate nella sede della sua agenzia nel centro
di Milano, prova concreta che gli ambienti criminali hanno anche ben
presente dove il massmediologo vive ma anche lavora. Proprio ieri in merito ai
bossoli ritrovati indirizzati a Davi, il procuratore distrettuale
antimafia di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri a
margine di una conferenza stampa, ha garantito massima attenzione da parte della
Procura sulla vicenda." “Ringrazio davvero il Procuratore – ha detto Davi
- ma io vivo a Milano e qui non si è fatta viva nessuno delle istituzioni
preposte alla sicurezza dei cittadini. “Avranno fatto le loro
valutazioni per le quali ho il massimo rispetto, ma la pelle e mia e
quindi meglio prevenire.”.’ Di qui la ferma richiesta del giornalista
rivolta alle autorità milanesi di poter usare un’arma in caso di 'visite' non
gradite nella sua abitazione a Milano o nella sede della sua agenzia come preannunciato
dagli ultimi messaggi minatori."